
L’alberello e il lampione
di Concetta Sommario
Dovete sapere che questa storia ha origine nel secolo scorso. A una certa distanza da qui c’è un paese chiamato Corigliano. Molti anni fa l’Amministrazione Comunale di questa città, spianò un largo dove poter svolgere il mercatino settimanale e la festa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio.
Era un luogo polveroso d’estate e pieno di fango soprattutto d’inverno, quando le piogge erano frequenti. Solo in primavera lo spiazzo si empiva di erbette, a sprazzi o lungo il suo perimetro. Come per miracolo allora apparivano dal nulla tante piccole margherite bianche che davano un senso di gioia e i bambini ne raccoglievano mazzetti inventando con essi dei giochi.

(Foto di Concetta Sommario: "fontana Villa Margherita")
Fu proprio un giorno di primavera che alcuni operai del Comune, con un gran da fare e sotto gli occhi attenti di bambini e anziani, posero alcune panchine e un palo con in cima un’insegna che riportava la scritta “Villa Margherita”. L’intento del Sindaco era quello di intitolare lo spiazzo alla Regina Margherita di Savoia, ma i bambini pensarono che era stato dato quel nome per le graziose margherite che in primavera adornavano il luogo, e questo fu il significato che rimase nel pensiero comune degli abitanti di quel borgo.
La Villa era situata nel punto d’ingresso principale del paese di Corigliano; vi transitavano per il trasporto di mercanzie molti carretti trainati da cavalli, asini da soma e buoi; così venne anche realizzata, nello stesso periodo, una fontana con annesso un abbeveratoio per gli animali, dove scorreva acqua fresca e limpida e tutti vi si potevano dissetare. A tale fonte gli stessi avventori diedero il nome di “Fischija”.

Un giorno sostò su una di quelle panchine un contadino. Era una calda giornata, un assaggio dell’estate già verso fine aprile. Questo contadino, di cui nel tempo si è perso il nome, trasportava semi di alberi da vendere alla fiera. Ogni seme avrebbe avuto un suo destino: chi in un giardino fiorito, ed essere l’unico albero a far ombra ai giochi dei bambini; chi in un bel bosco in compagnia di tanti alberi per poter chiacchierare; chi, ancora, su una collina, per poter avere una bella visuale di tutto ciò che avveniva. Stanco e accaldato il brav’uomo si appisolò disteso sulla panchina, la bisaccia gli scivolò dal seggiolo rovesciandosi per terra e da essa cadde un seme. Poco dopo il contadino, svegliatosi, si rialzò e riprese il cammino ignaro di quanto era accaduto.

Passarono molti anni, il seme affrontò le varie avversità che lo colpirono: la pioggia torrenziale un anno, la siccità un altro, il vento, gli uccelli e gli insetti, il calpestio della gente. Ma non finì qui; il seme affondò solide radici nel terreno e da esso prese vita un alberello, prima misero e delicato poi col tempo divenne un forte virgulto e tutti ne cercavano la sua ombra nelle giornate calde. Chissà quanti amori ha visto nascere negli anni! Chissà quanti bambini ha visto diventare uomini e donne! Chissà quante mamme ha visto singhiozzare per la partenza dei propri figli verso terre lontane!
“Panta rei” tutto scorre. Il nuovo Sindaco di Corigliano aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe valorizzato le bellezze di Corigliano e, così come aveva annunciato, fece installare anche un lampione in Villa Margherita per renderla più accogliente. Il lampione venne posto dagli addetti comunali a qualche metro di distanza dall’alberello e quando imbruniva emetteva la sua calda luce, illuminando tutt’intorno fino al mattino successivo.

L’alberello osservava da lontano, con curiosità, il nuovo inquilino della Villa. Non era un bambino né un animale, ma capiva che era un essere vivente, come egli, solo che preferiva dormire di giorno e stare sveglio di notte. E poi non dava fastidio, non alzava polvere come gli uomini ed era riservato e silenzioso.
L’alberello voleva parlargli un giorno, ma si trattenne per paura che si irritasse e andasse via. Si sentiva suo amico anche se non avevano scambiato mai una frase, ma in cuor suo sapeva che se avesse avuto bisogno di qualcosa il lampione gli avrebbe offerto il suo aiuto. La calda luce che ogni sera arrivava fino ai suoi rami gli sembrava un caldo abbraccio e nelle gelide notti d’inverno sembrava lo proteggesse dal vento pungente e ghiacciato.

Passò altro tempo e anche a Corigliano arrivò la crisi economica; i giovani cominciarono a emigrare e molte famiglie si trasferirono nelle contrade più pianeggianti formando nuovi villaggi e nuovi centri urbani. Il paesello di Corigliano si spopolò e cominciarono ad apparire le crepe nei muri delle case, nei vicoli non si sentivano più le grida gioiose dei bambini e Villa Margherita era diventata un luogo pieno di sterpaglie frequentato solo da topi e scarafaggi. La stessa fontana della “Fischija” era ormai in rovina e non vi scorreva più l’acqua limpida e fresca.
Il lampione era ancora lì, anche se era un po’ arrugginito e appariva invecchiato; ancora, all’imbrunire, avvolgeva con la sua tenue luce calda la Villa e il suo amico alberello.

Idea progettuale ristrutturazione "Villa Margherita" (immagine riservata)
L’amicizia fra l’alberello e il lampione era sempre tale. L’alberello, anzi, volendo stargli più vicino per mostrargli ancor più il suo affetto, aveva fatto crescere i suoi rami in direzione del lampione e ormai quasi lo avvolgeva con le fronde. Così, inclinandosi verso l’altro, piano piano, con pazienza, un bel giorno di primavera, arrivarono finalmente a sfiorarsi. Un’amicizia quella fra l’alberello e il lampione che definirei “amore”: un amore forte, tenero, silenzioso, incorruttibile, sincero.
Ma non si sa come, una sera d’autunno più fredda delle altre il lampione non si svegliò, la sua luce non arrivò più a scaldare i rami ormai nodosi e spogli dell’alberello. L’alberello, preoccupato per tale novità, agitò con forza i rami cercando di scuotere dallo strano sonno il lampione. Le sue fronde sferzarono l’aria tutta la notte emettendo un sibilo simile a un pianto. Ma al mattino, sfinito dallo sforzo e dal dolore, l’alberello capì che l’amico non si sarebbe più svegliato e accasciò i suoi rami sul lampione senza vita.
“L’amore che scorre dal cuore non può congelarsi nelle avversità, così come l’acqua che scorre dallo spirito non può ghiacciare in inverno” pensò, così rimase rassegnato e immobile nel suo abbraccio col lampione per sempre, a proteggere il suo sonno.
In quel tempo, agli occhi degli ormai pochi avventori di quel luogo sembravano un’unica cosa.



