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di Salvatore Martino

Ci siamo lasciati rubare il futuro, il nostro, quello dei nostri figli, e quello delle prossime generazioni. Nel momento in cui è stato accettato il principio secondo cui a guerra si risponde con la guerra e non con la diplomazia per cercare di evitarla, il futuro che avevamo in mente e quello che era nei sogni dei più giovani è evaporato come la nebbia del mattino.

Occorre essere sinceri verso le nuove generazioni e spiegare loro che, d’ora in poi, non vivranno più in un clima di pace e di distensione, anzi, la guerra costituirà lo strumento a cui si penserà ogni qualvolta nascerà una controversia a livello internazionale. Considerato che, oggi, i rapporti tra gli stati non sono più affidati alle buone pratiche e alle buone relazioni, e che è stato cancellato il diritto internazionale, disattivati gli organismi comunitari, e abolita la diplomazia, le relazioni vengono sviluppate sulla logica delle minacce e del ricatto. E questo, i produttori di armi, i veri padroni del mondo, lo sanno, e sanno che d’ora in poi, saranno loro a decidere quando, dove, e come, dovrà scoppiare il prossimo conflitto. La riprova di questo potere, ormai sconsiderato, sta nel fatto che quando vengono trasmesse notizie dai vari fronti di guerra, si fa anche pubblicità delle armi in uso, e alla loro capacità di distruzione.

Uscire da questa logica non sarà per nulla semplice. Abbiamo buttato dalla finestra settant’anni di pace e di democrazia, e ci siamo lasciati intimorire e convincere dalla insensatezza di alcuni leader, dalla cattiva informazione, e dalla propaganda che sostiene l’ineluttabilità della guerra.

Ora, con i meccanismi che sono scattati, per noi diventa tutto più difficile, mentre per loro, per i venditori di morte, tutto sarà più semplice.

La politica così com’è, imbrigliata e funzionale agli interessi forti, non è più in grado di intervenire per bloccare questo processo di imbarbarimento. Nelle controversie di oggi non vince chi ha ragione ma chi è più forte, chi ha maggiore capacità inibitoria.

Per chi si occupa di formazione, invece, l’unico strumento su cui bisogna puntare è quello educativo. Occorre ricominciare daccapo ad educare i ragazzi ai valori della convivenza civile, della pace, della tolleranza, del dialogo, della cooperazione. Bisogna far tornare di moda la civiltà. Questa è l’unica strada che, alla lunga, può servire a disarmare il mondo, e far tornare le persone a sentirsi umane. Altre strade non sembra ce ne siano, il potere oramai è in mano a questi scellerati, che si stanno contendendo il mondo e lo stanno trasformando in un campo minato.

Noi dovevamo stare attenti, dovevamo saper vigilare, ma non lo abbiamo fatto, dovevamo avere più cura del mondo, ma loro sono stati più furbi e ce lo hanno rubato.

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