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di Gennaro De Cicco

In un bel numero di Katundi Yne / Paese Nostro di Civita, Direttore Demetrio Emmanuele, datato 1985, c’è un articolo di Sharo Gambino (Vazzano, 1925 – Lamezia Terme, 2008).

Il noto giornalista scrittore, vissuto a Serra San Bruno, pur sognando una carriera di pittore, ventitreenne ha iniziato, quasi fortuitamente, la sua carriera letteraria.

Dopo un periodo vissuto presso il Collegio di San Adriano a San Demetrio Corone per svolgere la sua attività di capo istitutore, è tornato a Serra San Bruno, sua residenza elettiva, per dirigere nella vicina Cassari, frazione di Nardodipace, un Centro di cultura popolare, istituito dall’Unla (Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo).

Iniziò la carriera letteraria, pubblicando a fumetti il racconto Tragico destino, un successo che lo ha incoraggiato a continuare.

L'incontro con la realtà sociale della Calabria, da lui paragonato a quello di Carlo Levi con la Lucania, lo ispirerà per Sole nero a Malifà, il suo primo romanzo e La mafia in Calabria, primo saggio sull'argomento seguito da Mafia la lunga notte della Calabria e ‘Ndrangheta dossier.

L’articolo di Sharo Gambino, è scritto sotto forma di lettera aperta indirizzato al direttore del periodico arbëresh, per esprimere la sua ammirazione per la sua fatica giornalistica e per ribadire di aver trascorso cinque a San Demetrio (dal 1954 al 1958) e di non averlo mai dimenticato. Il suo “quid” capace di accendere dentro la spinta per inviare uno scritto a Katundi Ynë gli è stata offerta dal suo amico Luigi Scarpelli, che ha tracciato con trasporto e sentimento un profilo completo di Salvatore Braile, il vecchio poeta sandemetrese.

Sharo Gambino, nella sua lettera, scrive della sua passione per il suo primo amore: la pittura. E di aver tradito i colori con la macchina da scrivere.

Dei quadri che eseguiva, però, si preoccupava di conservarne, se non altro, il ricordo fotografico. Sospinto dallo scritto dell’amico Gigino, il poeta / scrittore è andato a “sciorinare” la collezione ed ha trovato la foto di Salvatore Braile nel 1957 e che “oggi - scrive Gambino – dovrebbe adornare, se non vado errato, le pareti dello studio dell’avv. Giuseppe D’Amico, al tempo vice pretore, a quanto leggo sulla tua Katundi Ynë, ripreso da giovanile entusiasmo divenuto instancabile animatore dl Festival della Canzone Arbëreshe. A lui, a quel caro amico, feci infatti omaggio di tutte le caricature eseguite in quel periodo ispirandomi a persone allora viventi, conservando per me solo quello di don Venturino, direttore del telegrafo e titolare del telefono pubblico.

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