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Tra le vecchie foto della mia famiglia ne ho trovata una, bellissima, che ha attirato la mia attenzione. Ė stata scattata sulla spiaggia di Schiavonea, nei primissimi anni ‘30. Ovviamente io, che sono nato nel 1933, non vi figuro, probabilmente perché non ancora nato, oppure perché “non avevo l’età” per la balneazione, oppure perché i maschietti, il più delle volte facevano il bagno sorvegliati dalle mamme e, le mamme, a quei tempi, in spiaggia, come tutte le donne, vi potevano accedere soltanto in zona rigorosamente separata dagli uomini.

Era l’antico retaggio borbonico ligio alla consolidata retrograda morale bacchettona della Chiesa cattolica. Il tutto avveniva sotto la rigida sorveglianza di una “guardia municipale” (così, allora, si chiamavano i vigili urbani) che comminava multe salatissime ai trasgressori e, al limite, poteva procedere persino agli arresti. Tutto ciò premesso, andiamo al dunque: Rivolgo un malinconico APPELLO a tutti i coriglianesi sensibili agli stimoli dei ricordi a volermi aiutare nella ricostruzione dei dati anagrafici della maggior parte dei personaggi raffigurati nella preziosa foto. Intanto, facendo ricorso alla mia memoria diretta, comincio col dare alcuni ragguagli: Il primo a sinistra, nella foto, è “mastro” Peppino Console, abile carradore, specie nella costruzione di calessi e “traìni”, con origini pugliesi. Tiene per mano il minore dei suoi figli, Carmine, diventato, poi, nella vita, carrozziere. Notare come si stava adeguando ai tempi moderni abbassando il pettorale zebrato del costume da bagno fino alla cintura, pur dotato d’antica zazzera. Il quarto, da sinistra, è un Iannini, esperto calzolaio genitore della nota stirpe di postini. Il sesto, di cui non ricordo il nome, è un calzolaio con bottega a Sant’Antonio. Il settimo, che stringe la mano al sesto, è Franco Trotta, sarto esperto alla cui scuola si sono formati giovani sarti coriglianesi. Penultimo, col costume nero a salopetta, è mio padre, Francesco Scura, titolare del servizio di trasporto viaggiatori che aveva portato, dal centro storico alla spiaggia di Schiavonea, tutti quei bagnanti pomeridiani, in maggioranza artigiani, le cui ferie erano limitate soltanto ai pomeriggi estivi. Ultimo, anche lui in costume nero, a salopetta, è Antonio Scarcella, detto “Ndonio ‘a timpa” esercitante il trasporto merci con autocarro.  In conclusione l’APPELLO che rivolgo a tutti i cortesi lettori è di aiutarmi nell’individuazione di tutti gli altri “figuranti” fornendomene, nei possibili limiti, notizie biografiche e aneddoti. Se poi, mi forniranno anche vecchie fotografie d’epoca relative alla spiaggia di Schiavonea, oppure a scene riguardanti abitudini e svaghi di operai, artigiani, imprenditori piccoli e medi della gloriosa borghesia che ha dato slancio al progresso di Corigliano, gliene sarò per sempre infinitamente grato.  Nella certezza di aver stimolato la curiosità dei lettori, che ringrazio per l’attenzione, resto in attesa di eventuali foto d’epoca e di notizie che arricchiranno il mio personale archivio.

Ernesto Scura

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