
3a parte (Frammenti de “Il 1963 nella “mia” Città: Corigliano Calabro – La Polisportiva Corigliano”) Inizia il Campionato di 2a Categoria 1963 – 1964 (1)
Erano i primi giorni del mese più corto dell’anno del 1964 quando la smaniosa ansia dei dirigenti della Polisportiva Corigliano e la trepida attesa degli sportivi coriglianesi, finalmente, venivano premiate dai risultati sorprendenti e inimmaginabili ottenuti da uomini solerti e dediti alla causa biancazzurra. (2)
Infatti, la macchina dei lavori per realizzare, nel più breve tempo possibile, il campo di calcio, in contrada Cardame, veloce ancora più di una “Ferrari”, pochi giorni prima della metà del mese sopra citato, tra le ovazioni degli applausi di un pubblico in visibilio e sotto lo sventolio della bandiera a scacchi, tagliava il traguardo di questa incredibile e avvincente gara.
Così, venivano rispettati i tempi fissati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.), che nel frattempo aveva comunicato il calendario della Seconda Categoria Girone B della Calabria, di cui faceva parte la neo compagine della Polisportiva Corigliano.
Per la nostra squadra il girone di andata era così formulato: (3)
GIRONE DI ANDATA
16-2-1964 – 1a giornata: LIBERTAS ROSSANO – POLISPORTIVA CORIGLIANO
23-2-1964 – 2a giornata: MIRTO – POLISPORTIVA CORIGLIANO
01-3-1964 – 3a giornata: POLISPORTIVA CORIGLIANO – VICTORIA ROSSANO
08-3-1964 – 4a giornata: SCHIAVONEA – POLISPORTIVA CORIGLIANO
15-3-1964 – 5a giornata: POLISPORTIVA CORIGLIANO – CARIATESE
22-3-1964 – 6a giornata: COTRONEI – POLISPORTIVA CORIGLIANO
05-4-1964 – 7a giornata: POLISPORTIVA CORIGLIANO – STRONGOLI
Era un calendario ingeneroso e del tutto sfavorevole ai nostri giovani calciatori perché erano costretti ad iniziare il lungo e faticoso cammino del campionato con due difficili e insidiose trasferte.
La prima era quella sul campo della vicina Rossano, un derby tra due realtà geograficamente confinanti, che soffrivano di un male atavico, mai estirpato: l’ossessione insensata – brutto a dirsi – del dominio dell’una sull’altra.
La seconda, invece, era quella sul campo del Mirto, una squadra particolarmente nota per il suo calcio duro e compatto, a volte, però, anche troppo aggressivo.
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1 Girone B della Calabria
2 Erano i colori delle maglie dei giocatori della Polisportiva Corigliano.
3 Il Girone di Ritorno iniziava domenica 12 aprile
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Per una squadra come la nostra, che si accingeva a dare i primi passi nel mondo del calcio, non era il massimo, perché una partenza falsa, malauguratamente con due eventuali sconfitte, di certo, avrebbe compromesso il resto del percorso calcistico di quell’anno. Per fortuna non sarà così! Tutt’altro. I nostri bravi atleti, animati da un grande agonismo e dotati di un vigore straordinario facevano di tutto per non soccombere su questi due difficili campi di calcio. La nostra squadra, formata da giovani e volenterosi dilettanti, che fino a qualche giorno prima giocavano sui campetti degli oratori di qualche parrocchia (4) o su quello spiazzo di terra battuta (5) posto ai piedi del poggio della Santa Croce (6),

Partita di calcio tra giovani ‘a ra Fossa, sotto la Santa Croce (Foto: Corigliano nel Novecento
famoso col nome ’A Fossa, per la prima volta nella storia dello sport cittadino si apprestava a difendere i colori biancazzurri della nostra Corigliano in un vero campionato ufficiale molto competitivo. Era il prologo di una città, che, grazie ad un uomo generoso e di grande sensibilità, venuto dalla lontana terra del nostro attuale Papa Francesco, viveva, pur in un contesto di un calcio dilettantistico, nella speranza di raggiungere in tempi brevi traguardi ancora più ambiziosi e lungimiranti.

Capitano della Polisportiva Corigliano: Massimo Romanelli
Pertanto, la Polisportiva Corigliano, sotto la regia del bravo capitano, Massimo Romanelli, in una cornice straordinaria e suggestiva del pubblico delle grandi occasioni, il 16 febbraio del 1964 esordiva sul difficile campo della Libertas Rossano
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4 Un altro campetto improvvisato di calcio era lo spiazzo, in terra battuta, davanti al fabbricato della famiglia Romanelli alla fine del viale Rimembranza (ai piedi del poggio dov’è la chiesetta nota col nome “Calvario”)
5 In effetti, questo spiazzo era stato adeguato, più o meno, ad un campetto di calcio con l’utilizzo di picconi, pale e carriole, grazie agli impegni di alcuni studenti, tra cui Mario Izzo, e di giovani operai del Comune, tra cui Paolo Rugna
6 Così il professore Mimì (Domenico) Sapia descriveva la “Santa Croce”: A Corigliano una pesante Croce in metallo (Santa Croce) fu impiantata su un’altura prospiciente la chiesa di Sant’Antonio, sul lato destro della strada statale che porta a Rossano, visibile anche dalla strada che porta al piano, nonché dalla facciata nord-est del borgo. Un punto di riferimento ora intenso, ora sfiorato di devozione, comunque sentito da un popolo, che, nella sua semplicità, ha sempre posto nelle mani del Redentore ogni sua ansia e fiducia”
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con una sorprendente e incoraggiante vittoria per 2 a 1, per cui – come si suol dire – partiva “col piede giusto”. Il clima festoso e coinvolgente, che si registrava nella nostra città durante il rientro dei giocatori e dei nostri tifosi dalla vicina Rossano, tra il tripudio di bandiere biancazzurre e le auto con i clacson a palla, era indescrivibile e molto emozionante, da sembrare quasi surreale e comunque senza precedenti. Non si trattava, a dire il vero, solo di aver centrato, alla prima partita e per giunta in trasferta, in pieno il bersaglio della vittoria, cioè i due punti in classifica, ma molto di più, perché era una meritata vittoria di un’intera città su quella più bizantina della Calabria, che, come già detto, da sempre viveva in una grande e sciocca competizione con la nostra.
La festa, quella domenica di metà febbraio, si protraeva fino a tarda notte e continuava anche nei giorni successivi, coinvolgendo numerosi tifosi della nostra squadra. Non esisteva, allora, un solo bar o un solo salone di qualche barbiere o, ancora, una bottega di un sarto o di un fabbro, dove non si discutesse di questa nuova realtà sportiva con animosità e passione.
Sembrava, addirittura, che fosse già concluso il campionato con la nostra promozione, invece eravamo soltanto alla prima partita.
Passata la sbornia della gioiosa vittoria, la domenica successiva, quella del 23 febbraio, ad attendere la Polisportiva Corigliano era il difficile campo dell’Olimpia Mirto, la cui squadra ostica, composta di giovani atleti veloci e con una forte personalità, dotati anche di una discreta tecnica, era poco incline ad alzare bandiera bianca nel loro campo.
Infatti, nonostante un’ottima prestazione sportiva della nostra squadra, animata anche dalla precedente vittoria sulla Libertas Rossano, il risultato di quella seconda partita di campionato si attestava su un semplice pareggio, 1 a 1.
Si trattava di un risultato del tutto apprezzabile per i nostri campioni biancazzurri, allenati dal giovane e dinamico Raffaele Licciardi. (7)

Allenatore della Polisportiva Corigliano: Raffaele Licciardi
Queste due partite, con ben 3 punti guadagnati su 4, per di più anche fuori casa, rappresentavano il più bel biglietto da visita della nostra squadra a tutte le altre del girone, che, in verità, dall’alto della loro esperienza, ma anche con un leggero velo di superbia e di presunzione, consideravano la neo Polisportiva Corigliano, formata da giocatori giovanissimi, la Cenerentola del campionato, da tenere in scarsa considerazione.
Sarà, poi, il tempo, un signore sempre attento e puntuale, a non farsi distrarre dai luoghi comuni e dai falsi miti, creati da assurdi pregiudizi.
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7 Una curiosità: Raffaele Licciardi (o Ricciardi secondo alcuni), originario della città di Taranto, in quel periodo, oltre ad allenare la Polisportiva Corigliano era anche l’allenatore della squadra rossanese. Erano altri tempi, quando lo sport era ritenuto un elemento di unione e non di divisione
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1° Marzo 1964 Inaugurazione del nostro campo e Terza Giornata del Campionato: Polisportiva Corigliano – Victoria Rossano
A seguito dei due risultati positivi conseguiti in trasferta dalla Polisportiva Corigliano, una vittoria (2 a 1 contro la Libertas Rossano) e un pareggio (1 a 1 contro l’Olimpia Mirto), l’entusiasmo cresceva nei cuori dei tifosi coriglianesi, per cui il 1° marzo di quell’anno numerosi accorrevano in contrada Cardame per assistere non solo al terzo incontro di calcio della loro squadra contro la Victoria Rossano, ma, soprattutto, per essere testimoni, insieme alle Autorità Provinciali e Locali, della manifestazione attesa da epoca immemorabile: l’inaugurazione del nostro campo di calcio.

Don Flaminio Ruffo
In quel primo giorno del mese di marzo erano da poco trascorse le ore dedicate al buon pranzo domenicale quando, sotto un cielo minaccioso di nubi, da cui, però, filtrava un timido raggio di sole, iniziava lo spettacolo più amato e popolare al mondo, quello del calcio. (8)
Non si trattava di un semplice momento di esaltazione di un gioco con un pallone che rotolava tra i piedi di ventidue contendenti sotto l’imparziale attenzione di un uomo vestito in nero con un inseparabile fischietto tra le mani, ma di un grande richiamo a tutte le coscienze che amavano questo sport nato in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento (un secolo prima: il 26 ottobre 1863).
La partita veniva preceduta dal rito della cerimonia religiosa del sacerdote don Flaminio Ruffo (9) e dalle note musicali dell’Inno Nazionale della banda musicale “Città di Corigliano”, diretta dal maestro Antonio De Bartolo.
Poi, era il capitano della squadra della Polisportiva Corigliano, Massimo Romanelli, che, tenendo per mano con tenerezza due bambini (mascotte), si avviava a piccoli e decisi passi verso il centro del rettangolo da gioco, dove un’esuberante e grintosa sfera di cuoio, posta su un rudimentale treppiede in legno, era in attesa di un semplice fischio per correre sul terreno e volare in aria per regalare ai presenti straordinarie emozioni adrenaliniche.

On. Dario Antoniozzi
Tutto, ormai, era pronto. Mancava solo l’atto finale riservato all’onorevole Dario Antoniozzi, che, levandosi come segno di rispetto il cappello, con un eloquente gesto della mano destra tagliava il cordone per consentire a quell’oggetto pieno d’aria di rompere finalmente il suo stato di quiete per la gioia di essere inseguita dagli sguardi aerei e sognanti di uomini, donne e bambini.
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8 Per una cronaca più completa di questo grande giorno sportivo vi suggerisco di leggere il n. 1 del Supplemento a Noi Giovani, Biancazzurro Sport, del 2 marzo 1964, riportato in Appendice alla pagina 160
9 Don Flaminio Ruffo era nato a Torano il 30 giugno 1926; cessava di vivere il 5 settembre 2017
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1-3-1964 - Inaugurazione del nostro neo campo di calcio con la partita della Polisportiva Corigliano contro la Victoria Rossano. Nella foto, da sinistra: Antonio (Totonno) Candia, il sacerdote don Flaminio Ruffo, il maestro della banda musicale, Antonio De Bartolo, Gennarino Rizzuti, il capitano della squadra ospite, un certo Tinari, l’arbitro Noto di Cosenza, il nostro capitano, Massimo Romanelli, con due bambini, Maria Teresa Sangregorio e Gianni Policastri, il dottor Francesco (Ciccilli) Persiani, Domenico (Mimmo) Campolo

1-3-1964 – Tra gli altri, da sinistra: Francesco Nigro, Ernesto Paura, Vincenzo De Patto, Antonio (Tonino) Salerno, Attilio Camodeca, Francesco (Ciccilli) Persiani, Giuseppe (Peppino) Servidio, on. Dario Antoniozzi, Mario Policastri, Giorgio Otranto, Umberto Straface, il presidente della Polisportiva Corigliano, Antonio (Totonno) Candia. A destra, i giocatori del Corigliano e quelli della Victoria Rossano
Mancavano pochi minuti alle ore 15 del 1° marzo del 1964 quando i giocatori delle due squadre, allineati in mezzo al campo da gioco e divisi al centro dall’arbitro Noto di Cosenza, stavano per dare inizio al grande avvenimento sportivo sul nuovo campo di calcio della nostra città. Infatti, alle ore 14: 54, col primo trillo uscito dal fischietto dell’arbitro, l’orologio della storia sportiva di Corigliano Calabro, in una cornice di emozioni, segnava l’attimo in cui incominciava il più grande evento calcistico di ogni tempo, che, per alcuni anni, riscalderà i cuori e accenderà la passione per lo sport ai nostri tifosi.
Era il nostro capitano, Massimo Romanelli, un atleta dalle capacità tecniche indiscusse, a dare il calcio d’avvio alla partita tra la Polisportiva Corigliano e la Victoria Rossano. Si trattava, almeno sulla carta, di una partita dai contorni agonistici accesi, che, però, non intimorivano la nostra squadra, che, pur non vantando una grande esperienza, aveva, tuttavia, l’aspetto di una gran bella e giovane donna seducente e sensuale, tutta ancora da scoprire e da amare.
Sin dalle prime battute di gioco si leggeva nei volti di tutti i nostri giocatori la voglia di galvanizzare fino all’inverosimile gli animi dei loro tifosi. E così sarà.
Infatti, erano appena trascorsi dal calcio d’avvio solo quattro minuti quando un nostro giocatore, dotato di grandi virtuosismi tecnici, ma dal carattere impulsivo e passionale, veniva redarguito verbalmente dall’arbitro per un intervento poco corretto nei confronti di un avversario. Il suo nome era Sandro Scarfò.
Dalle caratteristiche alla “Sivori”, (10) sia nel gioco che negli atteggiamenti, dopo aver dribblato per quasi tutta la partita, come tanti birilli, gli avversari e aver dato ottimi suggerimenti ai suoi compagni di gioco, terminava la competizione sportiva al 84° minuto per espulsione, dovuta ad un fallo di reazione nei confronti del terzino avversario Corbetti. Non sarà, purtroppo, l’ultima volta. La sua carriera sarà costellata, oltre alle sue ottime performance, da molte ammonizioni per le sue reazioni al gioco duro e scorretto degli avversari, che, in verità, escogitavano (stuzzicandolo) ogni espediente per farlo giocare, spesso, sotto pressione.
E proprio come il campione argentino, oltre ai numerosi goal segnati, si faceva notare, a volte, anche per le sue proteste nei confronti dell’arbitro, “colpevole” – a suo dire – di non proteggere a dovere le sue prestazioni sportive; così, qualche volta, lasciava la sua squadra giocare in dieci.
Intanto al 30° minuto (come pure al 32°), l’attenta e vigile sentinella tra i due pali della nostra porta, Pietro Luzzi, non si faceva intimorire da due bolidi lanciati con veemenza dagli avversari. Non solo, ma per tutta la partita, non si lascerà mai superare da quella sfera di cuoio dal color marrone-ambrato, rispedendola sempre con la grande e potente forza dei suoi pugni al mittente.
Alla buona prestazione del Luzzi si aggiungevano anche quelle del libero e dell’attaccante di raccordo della nostra squadra, rispettivamente, Pietro Salimbeni e Salvino Sabato. Il primo era particolarmente bravo nel chiudere tutti gli spazi lasciati aperti dai suoi compagni di reparto, mentre il secondo, molto tecnico nel gioco, era di supporto al vero centravanti e agli altri attaccanti.

1° marzo 1964 – a sinistra la squadra della Victoria Rossano, al centro l’arbitro Noto di Cosenza, a destra La Polisportiva Corigliano

Partita di calcio tra la Polisportiva Corigliano e la Victoria Rossano
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10 Omar Sivori (1935-2005), nato in Argentina, negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso giocava nella squadra della Juventus (in seguito anche in quella del Napoli). Era considerato un Maradona ante litteram. Segnava goal spettacolari, divertendosi, spesso, nel fare dei tunnel agli avversari
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Un altro giocatore molto bravo, che si distingueva per le sue caratteristiche tecniche e tattiche, era il capitano Massimo Romanelli, nel ruolo di centrocampista, una vera colonna portante per la nostra squadra, capace di spaziare per l’intero campo con la sua poderosa fisicità, facendo anche bene in zona goal e spronando i compagni di gioco, soprattutto, nei momenti di maggiore difficoltà.
La partita, arbitrata dall’ottimo signor Noto di Cosenza, terminava due minuti dopo l’infortunio del nostro terzino destro, Pietro Mezzotero, con un nulla di fatto: uno zero a zero non privo, però, di occasioni soprattutto da parte della nostra squadra.
Si trattava, in realtà, per le opportunità mancate dalla Polisportiva Corigliano, di un pareggio un po’ ingiusto per i nostri coraggiosi “guerrieri”, i cui nomi erano: Amato, De Rosa, Granato, Luzzi, Mezzotero, Pizzo, Romanelli, Sabato, Salimbeni, Scarfò e Scura.

1° marzo 1964 – La Polisportiva Corigliano: Pietro (Pierino) Luzzi(1), Sandro Scarfò(10), Pietro (Pierino) Mezzotero(2), Pietro (Pierino) Pizzo(7), Piero Gaetano Amato(3), ? De Rosa(4), Alessandro (Sandrino) Granato(8), Gaetano Scura(9), Massimo Romanelli(5), Salvino Sabato(9), Pietro (Pierino) Salimbeni(6) [purtroppo la risoluzione di questa foto non è tra le migliori]
Detto ciò, restava, in ogni caso, per la nostra squadra la soddisfazione e il piacere di respirare aria pura e salubre nei pressi della cima del monte della classifica del Campionato di Calcio di Seconda Categoria, piazzandosi, insieme alla compagine del Cotronei, al terzo posto, ad un solo punto dalla seconda, la forte squadra della Victoria Rossano, che aveva conseguito due vittorie e un pareggio, e a due punti dalla prima, l’eccellente e invincibile squadra della Schiavonea, che aveva vinto, addirittura, tutt’e tre le partite.
Pertanto, pur con qualche ragionevole rammarico per non aver colpito in pieno il bersaglio della vittoria, la nostra squadra faceva sperare ai suoi numerosi tifosi, intervenuti in massa al campo sportivo di Cardame, futuri traguardi ancora più ambiziosi.

Era proprio quel timido e sfuggente frammento di raggio di sole d’inizio partita, che, facendosi spazio in mezzo alle testarde nuvole di quel cielo cupo, accendeva la speranza e illuminava i sorrisi dei tifosi coriglianesi e dell’intero gruppo dirigenziale, che, generoso, senza badare a spese e senza indugi, faceva di tutto pur di vedere, giustamente, la nostra città occupare un posto di prestigio anche nel panorama sportivo territoriale.
Così, in una cornice straordinaria degli appuntamenti sportivi importanti e in un clima di grande tifoseria da stadio, era iniziato un evento eccezionale, che per alcuni anni avrebbe cambiato le abitudini di moltissimi nostri concittadini.

Tifosi al campo. Tra gli altri: Antonio (Tonino) Tricarico, Angelo Gangi, Giuseppe (Peppino) Arnone, Antonio (Totonno) Campolo, Antonio (Tonino) Bocconcino, Domenico Manfredi, Antonio (Tonino) Marrazzo, Antonio (Totonno) De Patto, Rocco Martelli, Augusto Scarfò, Gennarino Rizzuti, Giorgio Scorzafave, Francesco Zangaro, Antonio (Tonino) Misasi, Domenico Madeo, Francesco (Franco) Madeo, Giovanni Bontempo, Salvatore Cimino. Didascalia di Francesco Curia: Tifosi… visti davanti!!!
In verità, per molti Coriglianesi quelle domeniche tranquille e silenziose di prima restavano ormai un mero retaggio del passato, perché diventavano particolarmente vivaci e allegre, all’insegna del divertimento e del piacere nel vedere ventidue baldanzosi giovani accanirsi nell’inseguire una gioiosa sfera di cuoio su e giù sul terreno di un campo dal colore della speranza e della vita.
Si trattava di uno spettacolo straordinario e avvincente, che, in realtà, non terminava col triplice fischio dell’arbitro, ma si protraeva per altre ore, trasferendo il grande entusiasmo dal campo sulle nostre strade cittadine.
Infatti, molti dei numerosi tifosi coriglianesi presenti in campo, tra questi anche mio padre e mio fratello Giorgio (indicati nella foto con le frecce), dopo aver salutato con fragorosi applausi tutti i loro beniamini, l’allenatore e non prima di aver portato in trionfo l’uomo del “miracolo sportivo”, il presidente della Polisportiva Corigliano, don Antonio Candia, davano inizio ad un nuovo e singolare spettacolo, che coinvolgeva moltissime persone, addirittura, anche quelle non presenti alla partita di calcio, in contrada Cardame.

Il presidente Antonio (Totonno) Candia portato in trionfo dai tifosi della Polisportiva Corigliano. Tra gli atri, Salvatore Cimino, Antonio Arduino, Natale Aversente, Francesco (Ciccio) Alesina, Antonio (Tonino) Fusaro, Antonietta Torchiaro, Giorgio Scorzafave e Gerardo Scorzafave (rispettivamente mio fratello e mio padre - individuati dalle frecce). La didascalia è di Francesco (Ciccilli) Curia: Presidente… a furor di popolo…
Alcuni tifosi, veri irriducibili festaioli, saliti a bordo dei pullman o delle macchine o, altri ancora, delle moto, sventolando bandiere o altri occasionali vessilli biancazzurri, esultavano come se avessero vinto la Coppa del Mondo. Arrivati nei pressi di Corigliano inneggiavano cori e canti da stadio a favore della nostra squadra di calcio, coinvolgendo, così, in questo singolare tripudio di gioiose emozioni l’intera nostra cittadinanza.
Giunti in via Margherita, di fronte la Villa Comunale, i tifosi, sulla scorta di un grande entusiasmo e sullo slancio di una incontrollabile passione, si organizzavano in una sfilata di auto e moto per raggiungere Piazza del Popolo (Acquanova), Piazza Vittorio Emanuele (’A Gghjazza) e Piazza Vittorio Veneto (San Francesco), al grido “Viva la Polisportiva”, “Viva il Comitato Direttivo”, “Viva il Presidente”, “Viva don Antonio Candia”, “Viva la città di Corigliano”.
A questo carosello di macchine, a suon di clacson, si univano, attrezzati con improvvisati e rudimentali strumenti musicali (trombette, fischietti, tamburelli e quant’altro di rumoroso) per dare ancora più animosità a questa felice e gioiosa atmosfera chiassosa, altri tifosi, che, percorrendo a piedi le strade principali della città, coinvolgevano, a loro volta, altre persone.
Si trattava di una vera reazione a catena, quasi un effetto “domino”. Non c’era un passante per le vie della città che non si fermasse, imporporando le palme delle mani in segno di gioia ed euforia, richiamando, così, l’attenzione e la curiosità di donne e bambini, che si affacciavano dalle finestre e dai balconi per sbandierare in aria improvvisati drappi (semplici pezzi di tessuto) dai molteplici colori. A questi tifosi si aggiungevano anche delle donne spavalde e baldanzose, che, mettendo in pausa – i miei nipotini direbbero standby – le quotidiane faccende domestiche, utilizzavano coperchi di pentole e posate per dimostrare la loro condivisione a questo particolare avvenimento.

Piazza Vittorio Emanuele (‘a Gghjazza). In basso a destra il pullman (inizi anni ’60) della ditta IAS dei Fratelli Scura
Corigliano era in festa! Le domeniche ne avevano cambiato il volto, perché, ormai, tutto ruotava attorno all’asse primario dell’albero motore della macchina targata “Polisportiva Corigliano”.
Si iniziava sin dalle prime ore del mattino (11) a preparare, in qualche locale accogliente, lunghi striscioni o alcuni simpatici e ironici cartelli per esaltare la squadra del cuore, ma anche per organizzarsi a gruppi con i mezzi di trasporto per raggiungere insieme contrada Cardame. In particolare, i pullman della ditta IAS dei Fratelli Scura, strapieni in ogni ordine di posti, spesso erano motivo di contestazione da parte di coloro che per
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11 Anche il lunedì era il giorno in cui molti tifosi, diventati tutti allenatori, si esprimevano spesso con toni accesi e polemici sulla formazione della squadra, non risparmiando le solite e immancabili critiche all’operato dell’arbitro
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mancanza di un posticino a sedere, ma anche in piedi, erano costretti a raggiungere il campo da gioco solo con mezzi di fortuna, alcuni, addirittura, a piedi.
Anche le automobili, non rispettando alcun principio di sicurezza, erano strapiene di persone fino all’inverosimile, per non parlare, poi, delle moto che, a volte, si trasformavano in veri e caratteristici furgoncini scoperti a due ruote.
Tra le numerose persone in cerca di un posticino in qualche occasionale veicolo per raggiungere il campo sportivo c’ero anch’io. Infatti, “disubbidendo” a mio padre, che generosamente mi dava quattro monete con la dea Minerva (quella che accarezza l’albero di alloro) (12) per l’acquisto del biglietto d’ingresso al campo e per quello del pullman, io mi recavo nei pressi della Villa Margherita, dove restavo col classico pollice della mano destra alzato verso l’alto per l’autostop, nella certezza che qualcuno, riconoscendomi, mi avrebbe dato, prima o poi, il “passaggio” per raggiungere lo Scalo di Corigliano.
L’attesa, di solito, non era particolarmente lunga. Al contrario. Bastava solo qualche minuto ed ecco che quasi sempre, puntualmente, era un amico di famiglia, zu Affruonzi ’u Briganti, al secolo Alfonso Marrazzo, (13) il decano degli chauffeurs di Corigliano, che, non appena mi vedeva, si fermava con la sua automobile di noleggio e con un cenno del capo mi invitava a salire a bordo.

Pietro Scarcella controlla l’ingresso dei tifosi. La didascalia della foto: Il tempo passa… da attaccante a…portiere!!!
Nonostante non ci fossero più posti all’interno di quella FIAT berlina 1400, io, talmente magro da fare invidia ad un’acciuga, mi sistemavo in qualche modo sulle dure e aguzze ginocchia di qualcuno, restando, per tutto il viaggio, che durava circa una decina di minuti, immobile, come una statuina di cera, per evitare qualche lamentela per il mio peso, in verità, ancora più leggero di quello della piuma di un volatile. Così, insieme agli altri tifosi mi recavo al campo sportivo, a volte anche risparmiando quelle poche monete con la dea Minerva, perché al cancello d’ingresso spesso c’era un amico di mio padre, Pietr’i Votaminzulli, all’anagrafe Pietro Scarcella, che, con la scusa di distrarsi per il caos creato dai numerosi tifosi per entrare nel campo, faceva finta di non vedermi. Ed io pure.
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12 Erano le nuove monete da 100 lire
13 La famiglia Marrazzo, che abitava a circa dieci metri di distanza da casa mia (Via Carso n. 6), nella seconda metà degli anni ’50, quando il vicinato era la casa di tutti, mi accoglieva nella loro casa, come un figlio, per farmi assistere ad alcuni spettacoli televisivi, in particolare Il Festival di Sanremo e Il Musichiere
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