La sinistra, quando parla di Resistenza, e lo fa un giorno sì e l’altro pure, per avvalorare il concetto che non fu un fenomeno solo comunista, cita quei pochi partigiani che comunisti non erano, come Edgardo Sogno, quello che i veri guai li subì dalla magistratura (comunista) ad opera del magistrato comunista Luciano Violante che lo accusava del reato di “vagheggiare una Repubblica presidenziale”.

Cioè Violante lo fece mettere in carcere per “Reato di attentato alla Costituzione”. Sottoporre a carcerazione per un reato inesistente, vuol dire accusare qualcuno per un “reato d’opinione” che nei paesi democratici è una vera bestemmia. Ecco, quando lo citano come partigiano, perché non lo citano anche come vittima di una magistratura di m….? E poi Aldo Cazzullo, organico campione della sinistra, non si stanca di attribuire vesti partigiane anche ad un altro galantuomo, Giovannino Guareschi, per il semplice fatto che avendo sofferto la prigionia nel campo d’internamento tedesco di Sandbostel, automaticamente, dev’essere arruolato nelle eroiche file delle formazioni partigiane che hanno fatto la guerra Resistenza. Ma non mi faccia ridere. A Sanddbostel Guareschi ha resistito, sì, è vero, ma contro la fame le pulci e i pidocchi, ma siamo sicuri che non si è macchiato di nessuna efferatezza tipica dei partigiani (comunisti) come furti, rapine, stupri e assassinio di innocenti. Lui, in aggiunta a quelle del lager naziste, le sofferenze le ha subite nell’Italia “democratica”, per mano di una magistratura, sempre di m.…, che lo condannò ad un anno di carcere che si sommava ad altri otto mesi, per un reato di satira politica, avendo pubblicato sul Candido, di cui era direttore, una vignetta in cui un suo collaboratore, il giornalista Carlo Manzoni, con una arguta satira ironizzava sul presidente della Repubblica Einaudi che passava in rassegna tanti corazzieri raffigurati da bottiglie di Nebbiolo, il vino che lui produceva. Questa volta il reato era di.… “ lesa maestà “ in cui, di veramente lesivo ci fu soltanto l’oltraggio alla libertà di satira, quella che oggi tutta la sinistra invoca, ad ogni pisciata di gatto, quando il gatto fa le fusa a sinistra.

La condanna ad un anno di carcere, invece, gli fu comminata perché avrebbe infamato il capo del Governo, Alcide De Gasperi, avendo pubblicato alcune lettere con cui De Gasperi avrebbe chiesto insistentemente agli alleati di bombardare Roma, onde esasperare la popolazione contro il perdurare della guerra. Guareschi, che non era un fesso, aveva provveduto, già in anticipo, a sottoporre a perizia, sia chimica che calligrafica, quelle lettere, di cui era venuto in possesso, ad un famoso perito esperto in materia che ne aveva certificato la veridicità. Guareschi esibì al tribunale la perizia di quell’esperto e chiese, onestamente, che il tribunale ordinasse una sua perizia affidata ad un esperto di fiducia del giudice. Ma la Magistratura, sempre di m…., non solo si rifiutò di prendere in esame quella perizia ma rigettò quell’istanza di nomina di un perito d’Ufficio “super partes”. Quel collegio giudicante era palesemente schierato a favore di De Gasperi, già noto per l’arrendevolezza nei confronti dei comunisti, di cui temeva la gara a chi era più di sinistra. De Gasperi era arrivato a dichiarare: “la DC è un partito di centro che guarda a sinistra”. E nella gara a chi più guardava a sinistra, la Magistratura ritenne inutile dover procedere a perizie atte a stabilire l’autenticità di quelle lettere come scritte da De Gasperi in quanto già le dichiarazioni di De Gasperi, persona di specchiata attendibilità morale, erano più che sufficienti a scagionarlo. Bastava la sua parola. La motivazione del collegio giudicante in ordine alle perizie fu la seguente: “le richieste perizie chimiche e calligrafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere”. Il 15 aprile del 1954 Guareschi fu condannato, in primo grado, a dodici mesi di carcere. Non presentò ricorso in appello poiché ritenne di aver subito un’ingiustizia da parte di una magistratura di m... e si rassegnò a rivivere le pene della prigionia. Rispolverò il vecchio zaino in cui infilò la vecchia gavetta e le posate che aveva in dotazione nel campo di Sandbostel, e si rassegnò a rivivere le pene della prigionia in una infame carcerazione i cui patimenti, sommati a quelli sofferti nel lager nazista di Sandbostel, ne provocarono, poi, la precoce morte.

Ernesto SCURA

P.S.

Tornato a casa, dopo la prigionia, Guareschi incontrò a Milano un giornalista, suo vecchio amico, che, non solo non aveva sofferto la prigionia in Germania, ma non aveva nemmeno partecipato alla Resistenza, e gli chiese: “Dove va l’Italia? “La risposta fu immediata: “a sinistra”. Guareschi aveva capito che il suo vecchio collega si era adeguato al “tengo famiglia”: “Allora io vado a destra” rispose seccamente. Era il 1945, e già allora, come del resto oggi, volendo apparire “politically correct” bisognava proclamarsi di sinistra. Da allora nulla e cambiato. I comunisti non si chiamano più comunisti, ma progressisti. E se a qualcuno di loro gli vai ad offrire ciò che prometteva il vecchio slogan comunista “La terra ai contadini” ti risponderà stizzito: “contadino sarai tu, io ho figli tutti laureati, io”.

Crediti