
’U BAR ’I RU GATTO BIANCO
di Giovanni Scorzafave
Il bar Gatto Bianco, uno dei bar più famosi della mia città, nasceva, forse, nella notte dei tempi. Non ne conosco le origini, ma provo solo a fare delle ipotesi, in base a qualche documento storico che ho letto. Per il nome, credo che si faccia riferimento a qualche gatto dal pelo bianco che aveva l’abitudine di sostare all’interno del bar, o meglio della Taverna.
Così, all’inizio del secolo scorso, veniva chiamato questo bar: Taverna del Gatto Bianco.

Per le origini, invece, può darsi che ci sia una probabile correlazione tra “La Taverna dell’Acquanova”, (1) antico nome della Piazza del Popolo, per la presenza di una taverna appartenente al feudatario, e la Taverna del Gatto Bianco. Se è così, allora le origini risalgono a moltissimi anni fa, quando più che un bar era una taverna-trattoria. (2)
A tale proposito, riporto integralmente il seguente articolo del periodico coriglianese “Il Popolano” del 1947, a conferma di queste mie ipotesi.
«Non v’è ormai a Corigliano chi non conosca la “Trattoria del Gatto Bianco”, e non v’è chi non senta il fascino da cui sembrano circondate queste tre magiche parole che circondano il caratteristico ritrovo mondano di un tempo. Esse, infatti, richiamano alla mente un mondo romantico e lontano, pieno di amori e di galanterie, di intrighi e di misteri.
E quel ritrovo galante di un tempo, su cui simboleggia il “Gatto Bianco”, oggi non è che un moderno locale pubblico ove all’esterno continua a sonnecchiare l’umile micio dall’aria stanca e sorniona che sembra racchiudere ancora in sé il ricordo di un avventuroso passato.
1 La Taverna dell’Acquanova, costruita nel ‘600 (forse nella seconda metà del ‘500), fu demolita nella metà dell’Ottocento. Al suo posto sorgerà un fabbricato a più livelli, che ospiterà la casa di don Ciccio Dragosei (e nel 1926 anche il Cinema Italia del Dragosei)
2 Nella seconda metà dell’Ottocento su alcuni giornali locali venivano riportate alcune notizie su un bar nelle vicinanze del portone del Palazzo Carusi. Questo bar era gestito da Domenico Avella e successivamente dal figlio Francesco, padre del famoso parrucchiere don Micuccio Avella. Probabilmente si trattava proprio di questo bar Gatto Bianco.
____________________________________________________
Tutti, abbiamo detto, conoscono a Corigliano la Trattoria del Gatto Bianco. Si sente spesso dire: “sono stato alla Taverna del Gatto Bianco, ho ballato al Gatto Bianco, ho gustato un gelato squisito al Gatto Bianco, e via di questo passo. Ma, dirà qualcuno che non lo conosce, che cos’è dunque questo Gatto Bianco? Ecco, glielo diciamo in breve: è un simpatico ritrovo mondano dove effettivamente si assaporano i più squisiti e i più svariati prodotti di pasticceria, gelateria, caffè, liquori, dove si ascolta la musica preferita della caratteristica orchestra - jazz di Totò Gallina. Le più spiccate famiglie della città frequentano questo moderno ritrovo, le più eleganti signore vi recano il loro profumo e la loro grazia, le signorine più distinte il loro sorriso. E v’è ancora di più: all’infaticabile proprietario del Gatto Bianco non manca quello squisito senso di ospitalità e di gentilezza, e nelle varie serate danzanti tenute nel suo locale esso ha curato anche la raccolta di somme a scopo di beneficenza, devolvendole all’Ospizio di Mendicità “Cor Bonum”. Noi Coriglianesi siamo veramente grati all’amico Storino di averci regalato questo piccolo Eden dove ognuno può trascorrervi qualche ora in sana allegria. Mentre gli facciamo i nostri complimenti, gli auguriamo che possa presto portarla al più fastoso avvenire, con la raccomandazione, però, che non dimentichi di serbarci sempre quel piccolo angoletto per la nostra consueta tazza di caffè.

Anni ’40 – Domenico Storino (Foto fam. Campana)
Così, nel 1947, un giornalista de “Il Popolano” descriveva il bar del Gatto Bianco: un ritrovo dove le serate venivano allietate da cantanti e ballerini. Tra i primi, molto famosa, per le sue doti melodiche, era Elena Herbert, tra i secondi, invece, era la coppia Sister-Fiore. Sempre affollato, il bar Gatto Bianco negli anni ’40 rappresentava un punto di riferimento nel panorama dei locali più esclusivi non solo di Corigliano, ma dell’intero territorio. Si davano appuntamento in questo famoso bar persone di Rossano, di Trebisacce, di Terranova da Sibari e anche dei paesi albanesi per trascorrere una serata all’insegna della buona musica e del ballo. In sintesi, un ambiente mondano e rilassante, che qualche volta andava anche oltre la musica e il ballo. Mi sembra doveroso, a questo punto, dedicare qualche riga allo storico e dinamico personaggio Domenico Storino, noto come don Mimmo Storino, che aveva trasformato un vecchio bar (forse un’antica taverna) in un piccolo Eden, come dice il giornalista de Il Popolano. (1) Domenico Storino, nato il 1° maggio del 1896 - così mi raccontava suo nipote, Sergio Campana, - era un valente meccanico cosentino, che, negli anni ’20 del secolo scorso, aveva partecipato, come pilota, alla storica gara automobilistica “Coppa della Sila”, distinguendosi per bravura e per temerarietà. Un uomo dalle mille risorse, era molto noto negli ambienti cosentini, soprattutto per le sue idee politiche. Iscritto al Partito Socialista, era un grande attivista, sempre presente, e in prima fila, alle manifestazioni del partito. Con l’avvento del Fascismo, però, per le sue idee politiche, l’irriducibile Domenico non ebbe vita facile. Fu confinato negli anni ’30 a Corigliano, dove, nonostante tutto, continuò a non tradire mai i suoi grandi ideali politici. Insieme alla moglie, che aveva conosciuto nella città di Vicenza durante il periodo della prima guerra mondiale, Ernesta Zaccaria, iniziarono a gestire questo antico bar. Fu subito un grande successo. Don Mimmo spesso si recava a Napoli per ingaggiare personaggi dello spettacolo per animare e allietare le serate coriglianesi. Ritorniamo, ancora, al bar Gatto Bianco. Era un bar molto famoso anche per i suoi prodotti di pasticceria e di gelateria, curati con molta professionalità dal giovane cosentino Mario Manna, che, dopo l’esperienza coriglianese, ritornerà a Cosenza per aprire con i suoi fratelli il bar Manna, uno dei bar più famosi dell’antica città dei Bruzi degli anni ’60.
1 Il Popolano n. 19 del 5 maggio 1946 dava la notizia dell’apertura del Bar Gatto Bianco il 1° maggio del 1946, la cui gestione era affidata alla figlia di Domenico Storino, la signora Francesca
____________________________________________________

1954 – Da sinistra: Vincenzo Campana, Antonio Cimino (barista), Salvatore Guarasci (pasticciere) e Vincenzo Merlo (banconista) (Foto della fam. Campana)
Come, però, spesso accade, le cose belle non durano in eterno. A marzo del 1948, don Giorgio Salvidio, proprietario degli immobili, iniziava i lavori di muratura per adattare gran parte dei locali del bar a sala di proiezione cinematografica, dando, così, vita al Cinema Moderno. Lasciava a don Mimmo Storino pochi metri quadrati per gestire solo l’attività del bar. Gli ampi spazi di prima si erano ridotti ad un semplice monolocale: una sola porta d’ingresso, alla cui destra un piccolo spazio era riservato alla vendita di tabacchi di Giovanni Russo, di fronte una porta che dava l’accesso al cinema, seguiva il bancone di servizio, la cassa, una porta vetrina e, salendo quattro gradini, un laboratorio per la lavorazione dei prodotti di pasticceria. La porta di fronte all’ingresso del bar, quando don Giorgio realizzerà, negli anni ’50, un altro ingresso per il cinema, resterà per sempre chiusa. Nel frattempo, però, il dinamico e fantasioso don Mimmo non si perdeva d’animo. Nel 1949, apriva a Schiavonea, a pochi metri dal mare, un attrezzatissimo ed elegante Bar-Pizzeria con una grande pista da ballo circondata da verdi salici: La Taverna Azzurra.

Fine anni ’50 – Ernesta Zaccaria alla cassa e il giovane barista Rocco Marinaro (Foto fam. Campana)
Si trattava di una balera animata da musica dal vivo e da spettacoli di ogni genere, immersa in una cornice di luci colorate: una grande novità allora per la nostra città. Era un punto di riferimento, durante il periodo estivo, di molti giovani amanti del divertimento, che potevano gustare, in buona compagnia, succulente pietanze preparate dal personale specializzato in materia culinaria, nonché le delizie del bar Gatto Bianco. Ecco come, allora, un giornale locale (4) descriveva La Taverna Azzurra: Incantevole ritrovo di Schiavonea con grandi serate danzanti che si inquadrano in una cornice sfolgorante di luce e di colori… un vasto pubblico femminile che ogni sera si alterna sulla vastissima pista nei tanghi languidi e appassionati, nei valzer più vorticosi, nei ritmi più indiavolati… durante le serate danzanti saranno elette diverse reginette della spiaggia, cui la Direzione del locale offrirà una fotografia nella posa che esse preferiranno. Era un bel gran successo quello della Taverna Azzurra di Schiavonea. Anche per il bar Gatto Bianco, vi riporto integralmente una locandina pubblicitaria dello stesso quindicinale coriglianese (5) : “I migliori rinfreschi ed il caffè più gustoso vi saranno serviti con squisita cortesia solo al “GATTO BIANCO”. Il “messicano” è inoltre la sua specialità. VISITATELO.” Ma che cos’era questo messicano? Semplice. Al cinema Arena Italia, in viale Rimembranze, si proiettava, nei primissimi anni ’50, un film con due protagonisti messicani. Durante una scena di questo film in un deserto, i due personaggi, sotto la calura di un sole cocente, esprimevano un desiderio da realizzare in quel particolare momento: uno ambiva ad avere tra le proprie braccia una bella donna, l’altro, invece, insofferente di quel caldo torrido, desiderava un bel bicchiere di acqua con del gelato al limone dentro. Ecco come nasceva il termine “messicano”, cioè un bicchiere di acqua con un buon gelato a limone. Ritorniamo, ancora una volta, al nostro singolare personaggio don Mimmo. Il cosentino Domenico Storino era un personaggio molto noto a Corigliano: amato e odiato. Un “forestiere”, come qualcuno astiosamente lo definiva, dalle mille idee. Si interessava di commercio, di politica, sempre al centro di molte iniziative popolari, finiva, qualche volta, sulle prime pagine del quindicinale coriglianese Cor Bonum che, di certo, non era molto tenero nei suoi confronti. Così, attratto da altri interessi, anche personali, abbandonerà Corigliano per vivere altrove (6). Sarà la moglie, Ernesta, una grande donna, decisa, forte, e suo genero Vincenzo Campana (7), a gestire l’antico Bar del Gatto Bianco.
___________________________________________________________________
4 Era il quindicinale Cor Bonum n. 9 del 7-8-1949, diretto dalla famiglia Policastri
5 Cor Bonum n. 15 del 24 agosto del 1952
6 Il nipote, Sergio Campana, mi raccontava che suo zio, Domenico Storino, finiva gli ultimi giorni di vita terrena nella lontana nazione sudamericana, il Perù
7 Vincenzo Campana nel 1940 aveva sposato Franca Storino, figlia di Domenico
___________________________________________________________________
Sarà una buona gestione. Tra i baristi ricordo Rocco Marinaro (Rocchi ’i Vàisi), Vincenzo Merlo, Ciccilli Cimino; come pasticciere, invece, c’era un altro giovane cosentino, Salvatore Guarasci, che sostituiva il famoso Mario Manna. Anche Salvatore, quando andrà via da Corigliano, aprirà alcune pasticcerie nel Cosentino. Evidentemente il bar Gatto Bianco portava bene a questi giovani pasticcieri provenienti dalla nostra città dei Bruzi.

1964 - Da sinistra: Peppino Amica, Luigi Guarnieri, Giovanni Gallo, Pierino Astorino e Antonio Nigro (Foto fam. Amica)
Vincenzo Campana, uomo intraprendente, nel 1957, e per un brevissimo periodo, gestirà anche una pizzeria in via San Francesco al numero civico 22, dove prima c’era stata la falegnameria del famoso maestro ebanista Giuseppe Policastri (noto ai più come “Vai Maestro”). La famiglia Campana-Zaccaria gestirà il Gatto Bianco fino al 1963. La gestione passerà, poi, per un anno, a Carlo Parrilla e nel 1964 a Biagio Vivacqua e Francesco (Ciccilli) Ortale (8). Quest’ultimo, dopo poco tempo, cederà la sua quota ad un suo cognato, Giovanni Gallo. La nuova gestione Vivacqua-Gallo da subito si rivelava ottima, a tal punto che il bar acquisiva molti nuovi clienti, diventando, così, ancora una volta uno dei bar più importanti di Corigliano. Nelle prime ore del giorno, i mattinieri che frequentavano il bar erano, soprattutto, netturbini, che avevano l’abitudine di gustare il caffè con un prolungato schizzo di anice, che, talvolta, superava la quantità dello stesso caffè. Qualche ora dopo, tra le 8 e le 9, anche per la presenza, all’interno del locale, della rivendita di giornali e tabacchi ’i zu Giuvanni Russo, il bar diventava un punto d’incontro di professionisti, impiegati, commercianti, che, dopo aver comprato il giornale e le sigarette, si gustavano un caldo cappuccino o un aromatico caffè, discutendo di tutto, e di più. Durante la giornata, numerose erano le consumazioni ordinate dagli uffici, dalle scuole, dagli studi notarili, dalla pretura, dai negozianti, che con puntualità venivano consegnate dai ragazzi baristi; tra questi, c’era Tonino Celico, Salvatore Olivieri, Luigi Costantino Converso, ma anche altri. Quando, poi, si trattava di consegnare qualche consumazione a personaggi importanti, a quelli, per intenderci, il cui nome era preceduto dal “don” e che avevano l’abitudine di dare la cosiddetta mancia, era Pierino Astorino, famoso barman e figura storica del Gatto Bianco, a consegnarla. La sera, poi, l’immancabile e puntuale profumo dei deliziosi dolci, appena sfornati, invadeva l’aria dell’Acquanova: un dolce invito per le numerose persone che affollavano la piazza. Tra i pasticcieri del bar, ricordo, in particolare, Luciano Cicalone, il simpatico napoletano, settantenne, don Rodolfo e Domenico (Micuccio) Sosto. Quest’ultimo lavorerà al bar dal 1° luglio del 1967 fino alla chiusura definitiva dello stesso bar. Il locale, come già detto, non era molto grande: all’interno, solo un tavolino con quattro sedie, riservato ai clienti più assidui, mentre, nel periodo non invernale si allestiva con cinque o sei tavolinetti e le relative sedie quella piccola aria antistante il bar che i nostri padri chiamavano ’u minzulli, per la presenza, un tempo, di una pietra concava, che veniva utilizzata per la misura della merce. All’aperto, i clienti del bar potevano gustare comodamente un caffè o i prodotti della pasticceria e della gelateria artigianale. Seduti a questi tavolinetti erano quasi sempre solo uomini. In quegli anni era un fatto del tutto eccezionale vedere donne sedute davanti ad un bar. E se questo, qualche volta, succedeva, non mancavano le persone che trovavano l’occasione per sparlare e inventare storie e inciuci, quasi sempre frutto della loro fantasia. Negli anni ’60, alcune donne, non poche per dire il vero, addirittura evitavano di passare per l’Acquanova, scegliendo percorsi alternativi, pur di non attraversare questa piazza frequentata da soli uomini: storie di altri tempi, caratterizzati da pregiudizi e stereotipi. Ritorniamo, ancora, al bar Gatto Bianco. Nel 1981, si cambiava ancora una volta gestione. Luigi Costantino Converso, già ragazzo del bar e poi barman, diventava il nuovo, e ultimo, proprietario di questo bar. Gli affari per Luigi inizialmente non andavano male. Poi, nella seconda metà degli anni ’80, le cose cambiavano: era iniziato l’inarrestabile declino dell’intero Centro Storico, dovuto all’esodo della popolazione verso la pianura. L’Acquanova, una volta sempre affollata in qualsiasi ora del giorno e della sera, diventava, sempre di più, una piazza frequentata da poche persone, da sembrare, a volte, un vero deserto sotto lo sguardo triste e smarrito anche dell’incolpevole orologio, che, nonostante tutto, continuava a battere le ore. E così, tra mille problemi, il povero Luigi gestiva quel bar, che era stato un punto di riferimento per molti coriglianesi, con grande difficoltà. Lo farà fino ai primi mesi del 1999, quando sarà costretto a cedere non solo l’antico bar, ma anche a porre tristemente fine alla sua breve vita. Continuerà, solo per qualche mese, la gestione il fratello, Leonardo. Con l’inizio del terzo millennio, anche questo antico bar, probabilmente, un tempo, luogo preferito da un gatto dal pelo bianco, poi culla del divertimento per tanti giovani e meno giovani, e ancora dopo laboratorio di profumi e di odori, chiudeva per sempre i battenti. Oggi, non ci sono più tracce di questo favoloso bar. L’intero palazzo seicentesco Mezzotero, poi dei Carusi e, infine, dei Bianchi, acquistato dal Comune e ristrutturato, è diventato il Palazzo di Città. È un’ottima destinazione? Sì, se sarà di buon auspicio per la rinascita dell’intero Centro Storico, da troppo tempo abbandonato. In caso contrario, non ci resta, ancora una volta, che rimpiangere quelle tre magiche parole: Bar Gatto Bianco.
______________________________________________________
8 Ciccilli Ortale sarà in seguito un noto parrucchiere di Corigliano
______________________________________________________
Tratto dal libro: “Le Botteghe di una volta” 1° volume Edizione “Libreria Il Fondaco”



