
CI SONO ANCORA FESSI, ORGOGLIOSI EPIGONI
DELLE CONTRADDIZIONI DELL’ITALCOMUNISMO,
CONVINTI CHE SI PUÒ CONIUGARE FALCE E
MARTELLO CON I SIMBOLI GAY LGBT E QUEER
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELL’URSS ANNI ‘30
Negli anni ’30, Iosif Stalin, dichiarò l’omosessualità maschile un grave reato penale, istituendo la nuova rotta che gli storici chiamano “Termidoro sessuale”. La repressione formale iniziò tra la fine del 1933 e l’inizio del 1934. La polizia segreta (OGPU/NKVD) compì massicci raid a Mosca e Leningrado, arrestando centinaia di uomini. Nel marzo del 1934 venne introdotto ufficialmente l’Articolo 121 del Codice Penale sovietico. Il rapporto consensuale tra due uomini (muželožstvo) divenne punibile con una pena fino a 5 anni di prigione o di lavori forzati nei Gulag. L’omosessualità venne etichettata come un vizio borghese, controrivoluzionario e antisocialista. Lo scrittore sovietico Maksim Gor’kij pubblicò un famoso articolo in cui coniò lo slogan: “Distruggete gli omosessuali e il fascismo sparirà
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELLA GRAN BRETAGNA ANNI ‘30
Negli anni ’30 in Gran Bretagna, i rapporti sessuali tra uomini erano severamente illegali e puniti con la reclusione in base al Labouchere Amendment del 1885 (Sezione 11 del Criminal Law Amendment Act), che sanzionava il reato di “grave indecenza” (gross indecency). Qualsiasi atto sessuale o di intimità tra maschi era considerato un crimine perseguibile penalmente, con condanne che comportavano anni di carcere duro. Gli omosessuali erano costretti a vivere la propria identità in assoluta segretezza per evitare lo scandalo, la perdita del lavoro o l’arresto.
Si ricordano due vittime illustri della repressione omosessuale in Inghilterra: – Ben prima degli annin’30. Lo scrittore Oscar Wild, l’autore della famosissima commedia “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, noto omosessuale, fu processato per omosessualità dal tribunale di sua maestà Il giudice inflisse allo scrittore la pena massima prevista dalla legge dell’epoca vittoriana: due anni di carcere con lavori forzati, scontati in gran parte nel penitenziario di Reading. La detenzione gli istrusse lsalute, reputazione e finanze. Morì in miseria a Parigi nel 1900.
-Ben dopo gli anni ‘30. Alan Turing, famoso matematico, geniale ideatore di quel che oggi è il computer, che contribuì enormemente alla vittoria contro la Germania per essere riuscito col suo prototipo di computer a decrittare tutti i messaggi segreti che il quartiere generale tedesco inviava ai vari comandi. Questo grande servigio reso al ministero della guerra ed a Churchill non bastò a discolparlo dal reato di omosessualità, al punto che fu costretto a sceglier la via del suicidio per non andare incontro a severissime condanne penali. Il 7 giugno del 1954 fu trovato morto sul letto e sul comodino c’era la mela in cui aveva iniettato del cianuro. Bastò un morso di quella mela a porre fine alle sue persecuzioni. Ma quella mela morsicata resterà a perenne ricordo di un genio dell’informatica, è il logo scelto da GOOGLE a perenne rievocazione di un genio. Bisognerà attendere la fine degli anni ’50 per iniziare un dibattito sulla depenalizzazione, che arriverà solo nel 1967 con il Sexual Offences Act.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ IN FRANCIA ANNI ‘30
Negli anni ’30 in Francia, l’omosessualità non era un reato dal punto di vista legale. Anche se l’atto sessuale tra adulti consenzienti in privato era legale, la polizia usava altre accuse per colpire gli omosessuali. Bastava un bacio, una carezza o semplicemente l’essere sorpresi a parlare in un parco pubblico o in un vicolo per essere arrestati. La polizia di Parigi aveva una sezione speciale incaricata di sorvegliare, spiare e schedare sistematicamente gli uomini omosessuali nei bagni pubblici, nei parchi e nei caffè. L’omosessualità era un lusso consentito solo ai VIP. Parigi era considerata una capitale libertaria, dove artisti, intellettuali e scrittori (come Jean Cocteau) potevano vivere la propria sessualità in modo relativamente aperto in salotti privati o in specifici locali notturni di quartieri come Montmartre o Montparnasse. Tuttavia, questa tolleranza era un privilegio riservato quasi solo alle classi ricche, colte o agli stranieri, mentre le classi popolari subivano tutto il peso del controllo di polizia.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ IN SVEZIA ANNI ‘30
Negli anni ’30 la repressione dell’omosessualità era ancora formalmente sancita dalla legge. Anche se le condanne non erano numerosissime rispetto ad altri paesi europei, l’omosessualità era considerata un grave reato contro la morale e la natura. Durante tutti gli anni ’30 in Svezia è rimasto in vigore il Codice Penale del 1864 che contemplava il reato di sodomia. Il capitolo 18 della legge puniva l’omosessualità sotto la definizione di “fornicazione contro natura” Sebbene la legge esistesse da tempo, a metà degli anni ’30 si registrò un aumento dei procedimenti giudiziari. Tra il 1935 e il 1944 furono condannati in Svezia 753 uomini.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELL’OLANDA ANNI ‘30
Negli anni ’30, la repressione dell’omosessualità nei Paesi Bassi (Olanda) non avveniva tramite un divieto totale dei rapporti tra persone dello stesso sesso, ma attraverso una pesante discriminazione legale mirata e una forte pressione morale e medica. L’arma principale dello Stato contro la comunità omosessuale era l’Articolo 248bis del Codice Penale, introdotto nel 1911 dai partiti conservatori e religiosi al governo, ma applicato con estremo vigore proprio negli anni ’20 e ’30. L’età del consenso per i rapporti eterosessuali era fissata a 16 anni, per i rapporti omosessuali veniva alzata a 21 anni ma questo articolo permetteva alla polizia di perseguitare e arrestare gli uomini gay con l’accusa di “corruzione di minore” se frequentavano ragazzi tra i 16 e i 21 anni. Tra il 1911 e il 1971, circa 5.000 persone (al 99% uomini) vennero processate a causa di questa legge, con un picco di controlli e ricatti proprio nel periodo interbellico. Leggi sul decoro pubblico: la polizia utilizzava regolarmente anche le norme contro l’indecenza pubblica per fare irruzione nei luoghi di ritrovo o arrestare persone che si scambiavano effusioni. Negli anni ’30 prese piede una forte repressione di tipo medico e psichiatrico. L’omosessualità non era vista solo come un peccato o un reato morale, ma come una vera e propria deviazione o malattia mentale. I medici olandesi iniziarono a praticare la castrazione chirurgica sui cosiddetti “delinquenti sessuali”, categoria nella quale venivano spesso inclusi gli omosessuali ritenuti incorreggibili. Questa pratica medica coercitiva continuò purtroppo fino agli anni ’60.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELLA NORVEGIA ANNI ‘30
Negli anni ’30 in Norvegia, la repressione dell’omosessualità maschile si basava principalmente sul Paragrafo 213 del Codice Penale del 1902. Questa legge prevedeva una pena fino a un anno di prigione per i rapporti sessuali tra uomini. Le relazioni omosessuali femminili (il lesbismo), invece, non erano menzionate dalla legge e non venivano perseguite penalmente. Il fulcro della repressione era la legge penale che scattava solo se “richiesta dal pubblico interesse”. La sola esistenza del Paragrafo 213 esponeva gli uomini gay a continui ricatti da parte di malintenzionati. Denunciare un ricattatore significava rischiare che la polizia scoprisse la propria omosessualità, con la conseguente distruzione della reputazione, la perdita del lavoro e l’emarginazione sociale. Negli anni ’30 la psichiatria considerava l’omosessualità una patologia o il risultato di una “seduzione subita in gioventù”. Chi veniva scoperto finiva spesso inserito in percorsi di cura medica o psichiatrica per essere “guarito”.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELL’IRLANDA ANNI ‘30
Negli anni ’30, la repressione dell’omosessualità in Irlanda si realizzava attraverso leggi ereditate dal passato coloniale britannico e un forte controllo sociale e religioso. Lo Stato Libero d’Irlanda, nato nel 1922, scelse infatti di mantenere intatte le severe norme penali ottocentesche della Gran Bretagna. Le relazioni sessuali tra uomini erano regolate da due leggi principali della rigida epoca vittoriana:
-Offences Against the Person Act (1861): puniva la sodomia (chiamata in legge buggery) con pene severissime, che potevano arrivare fino al carcere a vita.
-Criminal Law Amendement Act: puniva qualsiasi atto sessuale o affettivo tra uomini (definito gross indecency, “grave indecenza”). Questa legge permetteva di condannare una persona anche senza prove fisiche di un rapporto completo.
Repressione dell’omosessualità nella GERMANIA ANNI ‘30
Negli anni ’30 in Germania, con l’ascesa del regime nazista, la repressione dell’omosessualità maschile divenne sistematica, feroce e istituzionalizzata, portando all’arresto di circa 100.000 uomini e all’internamento di migliaia di loro nei campi di concentramento. Questo tragico capitolo della storia è oggi ricordato anche con il termine Omocausto. Fino al 1934, Ernst Röhm, il potente capo delle SA (le squadre d’assalto naziste), era apertamente omosessuale. Hitler tollerò la cosa finché Röhm non divenne un rivale politico pericoloso. Tra il 29 e il 30 giugno 1934, durante la Notte dei lunghi coltelli, Röhm e i vertici delle SA vennero assassinati. Da quel momento, il regime usò l’omosessualità come arma propagandistica per giustificare le purghe e ripulire il partito. Il Paragrafo 175 era una legge del codice penale tedesco, introdotta nel 1871, che vietava i rapporti sessuali “contro natura” tra uomini. Nel 1935 i nazisti la modificarono radicalmente: Non serviva più la prova di un rapporto sessuale. Bastava uno sguardo giudicato complice, un bacio, un abbraccio o una lettera d’amore per essere condannati. Le condanne al carcere divennero molto più severe. Tra il 1937 e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si toccò il picco degli arresti. Una volta scontata la pena nelle normali prigioni, migliaia di uomini (le stime variano tra 5.000 e 15.000) venivano trasferiti nei lager come “detenuti di sicurezza.
REPRESSIONE DELL’OMOSESSUALITÀ NELL’ITALIA ANNI ‘30
Negli anni ’30 in Italia la repressione dell’omosessualità da parte del regime fascista non avvenne tramite leggi penali esplicite, ma attraverso un’attività poliziesca e amministrativa silenziosa. L’obiettivo principale era il mito dell’uomo forte, virile e soldato, utile alla crescita demografica e alla potenza dello Stato.
Nel 1930 venne approvato il nuovo codice penale italiano, chiamato Codice Rocco che non conteneva alcun articolo che considerasse l’omosessualità un reato. L’Italia fu l’unico paese in Europa e, probabilmente nel mondo, che non aveva a disposizione articoli di legge volti a punire gli omosessuali. Per poterli perseguire si doveva ricorrere ad accuse più ampie, come il reato di “oltraggio al pudore” o di atti contrari alla pubblica decenza. Per reprimere l’omosessualità in sé, la polizia fascista e i prefetti dovevano ricorrere a misure amministrative per colpire i sospettati:
Lo Stato mandava le persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico al confino in piccoli paesi o su isole per un periodo da uno a cinque anni che erano ben altra cosa dei Gulag sovietici e dei Lager nazisti. Chi veniva ammonito era costretto a stare in casa la notte, non poteva frequentare luoghi pubblici e veniva costantemente sorvegliato. Alcuni dipendenti pubblici (pochissimi in verità) furono licenziati a causa di riscontri sulla loro vita privata. TUTTO QUÌ. MA SANGUE DI OMOSESSUALE NON VENNE MAI VERSATO IN ITALIA DURANTE IL VENTENNIO, E NESSUN OMOSESSUALE SUBÌ CARCERAZIONE, O PRIVAZIONE DI DIRITTI DI CUI GODEVANO GLI ITALIANI, CON BUONA PACE DI TUTTE LE ANIME CANDIDE DELL’ANTIFASCISMO ALLINEATE NELLE QUADRATE LEGIONI DI ex-fu-post-ultra-vetero-neο-cripto-pseudo-filo-para-catto-comunisti, STOLTAMENTE IMPEGNATE A TACERE CHE FINE FACEVANO GLI OMOSESSUALI NEI PARADISI COMUNISTI.
RIFLESSIONI SULLA TOLLERANZA DELL’ESERCIZIO DELLA OMOSESSUALITÀ IN TUTTA EUROPA DAGLI ANNI ‘30 IN POI.
Dall’impietoso esame sui diversi trattamenti sanzionatori nei confronti dell’omosessualità emerge chiaramente che in quegli anni l’Italia fascista è da considerare il più tollerante dei paesi del mondo, specialmente alla luce dell’intolleranza praticata in paesi democratici come l’Inghilterra che dovette aspettare gli anni ‘50 per redimersi dagli orrori del passato, per non parlare del trattamento riservato agli omosessuali in tutti i paesi comunisti fino a pochi anni fa. Tanto per dire, Ceausescu, satrapo di Romania, li mandava nelle paludi nel Delta del Danubio, a tagliare canne da cellulosa, con l’acqua fino all’inguine, a morire di malaria perniciosa. Stalin li “ibernava” nei gulag in Siberia. PοL Pot, in Cambogia, ne faceva pol pett. Che Guevara, con metodi molto più sbrigativi, li eliminò tutti da Cuba perché non compatibili con l’edificazione del comunismo. In quell’Inferno d’intolleranza diffusa in tutta Europa, l’Italia fascista, se non fu proprio un Paradiso fu, quantomeno, un Purgatorio, “DOVE “L’ OMO-ANO SPIRITO” SI PURGA E DI SALIRE AL CIEL DIVENTA DEGNO “.
Ernesto Scura

P.S. E stendiamo un pietoso velo di silenzio su tutti gli Stati musulmani governati dalle feroci teocrazie islamiche a cui la sinistra italiana riconosce il sacrosanto diritto di gestire come meglio credono la questione omosessuale, in nome della consuetudine, ispirata alla legge del Corano, che gli omosessuali li condanna a morte nei modi più truci, compreso quello di buttarli vivi dal terrazzo delle case più alte. Per la sinistra nostrana, cara a GAY, LGBT e QUEER, é tutto legittimo, perché patrimonio di una cultura millenaria da dover rispettare. ALLAH ACHBAR !