
Le foto sono tratte dal sito www.anticabibliotecacoriglianorossano.it
di Giulio Iudicissa
Un contributo decisivo alla riappacificazione tra le classi sociali viene certamente dalla Riforma agraria, voluta dai Governi del dopoguerra. Questa riforma, che prevede l’assegnazione di una quota di terreno in pianura ai bisognosi che ne facciano richiesta, crea a Corigliano oltre 500 famiglie di piccoli proprietari. Non è poco. Diminuisce la povertà, cresce la produzione agricola, specialmente quella agrumaria, ed aumenta il reddito complessivo della città. Il bisogno, però, ancora è grande. Ecco perché, negli anni sessanta, si verifica una ripresa dell’emigrazione, questa volta verso i paesi del nord, prevalentemente in Germania. Essa, che da una parte divide le famiglie, dall’altra risolleva l’economia e rimette in moto l’edilizia, influenzando positivamente i mestieri ed il commercio.
Che il paese diventi sempre più grande, lo dimostra il fatto che, già nel 1952, al vecchio acquedotto si sostituisce il nuovo con l’acqua proveniente dal Fallistro. D’altra parte, si contano 21.256 abitanti. Vi funzionano due cinema d’inverno e quattro d’estate, di cui uno a Shiavonea. Nelle case arrivano la radio e la cucina a gas. Fra qualche anno in un negozio di elettrodomestici viene esposto in vetrina il primo apparecchio televisivo. C’è un via-vai per vederlo. Una sera vado anch’io, con babbo e mammina. Che gioia! Anche per questo vi benedico, miei cari genitori.

Nasce e cresce, lentamente, tra luci ed ombre, la nuova Corigliano.
In mezzo secolo, si alternano amministrazioni di destra, di centro, di sinistra e miste; non mancano i Commissari prefettizi.
L’approvazione nel 1978 del Piano Regolatore, più tardi, la costruzione del Porto ed, infine, la individuazione di un’Area per lo sviluppo industriale, nonché il potenziamento del sistema agricolo, determinano il decollo economico della città e ne fanno il primo centro della provincia.
Oggi, in tutto il territorio v’è una discreta presenza di uffici e di servizi comunali e sanitari, vi sono scuole per l’infanzia, scuole elementari, medie e superiori, vi sono concessionarie automobilistiche, supermercati, negozi d’ogni categoria commerciale, una vasta rete di ristorazione, dieci sportelli bancari. I partiti politici sono tutti rappresentati. Non mancano gli uomini di cultura, gli artisti e gli sportivi.

Ai proventi dell’agricoltura, della pesca, del commercio e della piccola industria, si aggiungono quelli consistenti derivanti dal turismo.
Di cose da fare ce ne sono ancora tante: creazione di nuovi servizi nella zona montana, risanamento dei quartieri del centro storico degradati dal tempo, ammodernamento dell’arredo urbano nelle frazioni della pianura e del litorale.
L’augurio è che il terzo millennio, da poco iniziato, veda queste opere realizzate presto e nella concordia, per noi e per le generazioni future. (Fine)