
Comunicato stampa
«Il nuovo ospedale della Sibaritide è un punto di partenza. La vera sfida sarà ciò che riusciremo a metterci dentro: professionalità, specialità, servizi e capacità di cura. Questo territorio aspetta molto più del trasferimento dei reparti del Compagna e del Giannettasio in un edificio nuovo. Aspetta una sanità all’altezza dei suoi bisogni».
È la riflessione personale di Giovanni Dima, già deputato e assessore regionale, sul futuro del nuovo presidio e sulle scelte che dovranno accompagnarne il completamento e l’entrata in funzione.
«Il presidente Occhiuto, nel giorno dell’inaugurazione della prima ala, ha riconosciuto che lo Ionio è in credito sul versante della sanità e merita di essere risarcito. È un’affermazione importante, che condivido e che ora deve tradursi in programmazione. Se questo territorio deve recuperare ciò che gli è mancato, il nuovo ospedale deve essere messo nelle condizioni di offrire qualcosa di più rispetto alla semplice somma dei due presidi esistenti».
Per Dima, è su questo terreno che si misurerà la portata dell’investimento. «L’auspicio è che la nuova struttura possa assumere un ruolo e sviluppare un’offerta sanitaria che vadano oltre quelli di un semplice spoke. Occorre aprire adesso un confronto concreto sulle specialità, sulle competenze e sui servizi da potenziare. Le famiglie della Sibaritide devono poter trovare qui risposte che oggi sono costrette a cercare altrove. Il credito dello Ionio si restituisce attraverso il diritto alla cura».
Un obiettivo che, secondo Dima, richiede anche una lettura corretta del percorso compiuto e della complessità dell’opera.
«Riconosco senza difficoltà l’accelerazione impressa negli ultimi quattro-cinque anni e il forte impegno del Governo regionale. Il lavoro svolto merita di essere apprezzato. Non bisogna liquidare gli anni precedenti come se nulla fosse stato fatto. Mediamente, in Italia, per realizzare un ospedale occorrono quattordici anni, anche senza imprevisti. Noi ne abbiamo avuti più di uno. La storia di questo ospedale è stata lunga, articolata e segnata da ostacoli che hanno pesato sulla sua realizzazione. Riconoscere i meriti di oggi non autorizza a cancellare il lavoro di ieri».
Dima ricorda ancora le controversie sugli espropri, con i ricorsi arrivati fino al Consiglio di Stato, e le difficoltà che interessarono Tecnis, l’impresa inizialmente impegnata nella realizzazione dell’opera. Una successione di problemi che rallentò e bloccò il percorso, rendendo necessari ulteriori passaggi amministrativi e l’intervento del Ministero dell’Economia nella ridefinizione del portafoglio dei lavori, prima del successivo affidamento alla D’Agostino.
«C’erano già state attività di allestimento del cantiere, scavi e lavorazioni preliminari – sottolinea –. Poi sono intervenuti blocchi e difficoltà che hanno imposto tempi e procedure ulteriori. Questa ricostruzione serve a rispettare i fatti e a riconoscere che un’opera così importante attraversa fasi diverse, ciascuna con il proprio contributo e le proprie responsabilità».
Accanto all’impegno delle istituzioni, l’ex assessore regionale richiama il lavoro dell’impresa D’Agostino, dei tecnici e delle maestranze. «Va riconosciuta l’importante azione organizzativa che ha consentito di portare avanti il cantiere. Un ringraziamento particolare va al project manager Domenico Petrone, che ha vissuto intensamente questo lavoro e ne ha accompagnato la realizzazione con dedizione».
Ora, però, lo sguardo deve essere rivolto alle decisioni necessarie per rendere pienamente operativo il nuovo presidio.
«Alla consegna definitiva dei lavori bisogna arrivare con una programmazione chiara. Dobbiamo sapere quali prestazioni saranno disponibili, quali servizi verranno aggiunti e con quale personale saranno garantiti. È questo il salto di qualità atteso dalla popolazione. Un ospedale moderno deve diventare anche un ospedale capace di ampliare le opportunità di cura».
Tra le priorità, Dima indica la strada di collegamento tra Insiti e il nuovo ospedale.
«Sappiamo che questo intervento è strettamente legato alla vicenda della nuova statale 106 e che esistono difficoltà organizzative e necessità di coordinamento. Ma il collegamento ha un valore strategico e il suo progetto deve essere definito. L’accessibilità incide sulla funzionalità dell’ospedale, sui tempi degli spostamenti e sulla sicurezza dei cittadini. È una questione che deve procedere insieme alla realizzazione del presidio».
Altrettanto necessario è decidere per tempo il futuro degli ospedali Compagna e Giannettasio.
«Il trasferimento delle attività deve accompagnarsi a un progetto per il riutilizzo delle due strutture. Occorre individuare funzioni sanitarie e assistenziali utili, coerenti con i bisogni delle comunità e con l’organizzazione della rete territoriale. Corigliano e Rossano devono conoscere la prospettiva dei loro ospedali storici: questa scelta è parte integrante del futuro della sanità cittadina».
Dima propone inoltre di conservare i nomi dei due presidi accanto alla denominazione “Ospedale della Sibaritide”. «Ospedale della Sibaritide esprime giustamente la vocazione comprensoriale della struttura. Affiancargli i nomi Compagna e Giannettasio permetterebbe di custodire una traccia della storia dalla quale nasce questo nuovo ospedale, realizzato nel comune di Corigliano-Rossano. Sarebbe un riconoscimento alla memoria delle due comunità e alle generazioni di professionisti che hanno lavorato al servizio dei cittadini».
«Abbiamo davanti una grande opportunità – conclude Dima –. Il lavoro compiuto va riconosciuto, la storia rispettata e il futuro costruito con scelte concrete. Lo Ionio è in credito: il nuovo ospedale deve essere il luogo nel quale quel credito comincia finalmente a tradursi in servizi e diritti».