
dalla pagina facebook di Federico Quaranta – personaggio pubblico –
E nei regimi totalitari del Medio Oriente
hai chiamato stabilità il silenzio imposto con la paura. Hai chiamato ordine
la prigione senza processo, la tortura senza testimoni, il popolo ridotto
a una fotografia di corte.
Alle donne dei talebani
hai lasciato soltanto porte chiuse,
scuole negate, volti cancellati dal burka
e dalla legge degli uomini. Hai detto parola quando era dominio. Hai detto fede quando era paura.
Hai venduto armi. Hai comprato silenzio.
Hai pronunciato la parola stabilità
davanti a un cappio dondolante.
Da Mosca a Washington hai steso mappe sul tavolo. Da Teheran a Damasco, da Kabul a Pechino, alle capitali del potere, le case erano punti. I figli, conseguenze. La distanza ti ha tenuto pulite le scarpe.
Non hanno tutti la stessa storia. Non hanno tutti la stessa colpa. Ogni carnefice risponda del proprio nome, dei propri ordini, dei propri morti.
Ma tu,
che assolvi l’assassino
quando parla la tua lingua,
che cerchi nel cadavere la tessera sbagliata, che dici «però anche gli altri»
davanti a una fossa:
avvicinati.
Qui c’è una scarpa.
Vedi? Dentro c’è ancora un piede.
Spiegagli la tua ragione di Stato.
Digli che bisognava.
Che erano altri tempi.
Che il fine giustifica.
Che il potere logora.
Che la storia si ripete.
Poi torna a casa.
Chiama tuo figlio per nome.
Aspetta che risponda.
E in quell’attesa
prova a essere umano.