
Comunicato stampa
“L’estate sta finendo e un anno se ne va. Sto diventando grande lo sai che non mi va…” .
Come non ricordare l’incipit di uno di quei “tormentoni” estivi, targati Righeira, che ha fatto boom all’inizio degli anni ‘80, che parlava della fine dell’estate, degli amori estivi che finiscono, e della paura di crescere e dell’inverno che arriva. E poi tutti gli altri tormentoni, tra i ‘60 e i ‘70, a partire da: “Ho scritto t’amo sulla sabbia – Il ballo di Simone – Lisa dagli occhi blu – Pepito- Stessa spiaggia stesso mare – Abbronzatissima – Pinne, fucile ed occhiali – Cha cha cha della segretaria – Quando calienda il sol – Sei diventata nera – Un bacio piccolissimo – Vamos alla playa”. Etc…, etc…
Canzoni che raccontavano soprattutto la spensieratezza, il sole, le vacanze al mare e i piccoli amori nati sotto l’ombrellone. Insomma canzoni veramente “effervescenti naturali”.
Canzoni che due generazioni di italiani se le ricordano bene, e tutti quei momenti, quelle parole, quelle emozioni, quei ricordi individuali confluivano poi in un grande coro, un concerto pubblico, in un senso collettivo e in una manifestazione nazionale che, piaccia o no, ci faceva sentire tutti italiani, con un entusiasmo alle stelle!

L’estate 2026 sembra invece non finire mai, e già questo non è un bel segnale, anche perché quest’anno nessun “musicarello” è ancora riuscito a diventare il tormentone vincente, con quella sua rassicurante colonna sonora fatta di pop d’autore melenso e ritmi latini tradizionali ripetuti e ripescati, tra cui: “ Incominciano le ferie quando torno al mio paese”, di Serena Brancale, Levante, Delia; “Bruciasse il mondo torno da te”, di Samurai Jay; “Sei nel mio sogno erotico, sto bruciando tra le fiamme roventi”, di Annalisa.
E via di questo passo!
Mentre il paese si avvia verso una fase a dir poco cruenta, con un futuro alquanto fosco, a questo punto è proprio il caso di tirare fuori quella celebre frase: “Abbiamo un futuro dietro le nostre spalle”, che ribalta la percezione tradizionale del tempo, secondo cui il passato è ciò che conosciamo ( e che possiamo “vedere” davanti a noi) e il futuro viene percepito sempre più incerto e minaccioso e tradendo le aspettative che nutrivamo in passato.
Michele Minisci Giornalista e art director di Naima Fondation