
di Giulio Iudicissa
Ed arriviamo al 1500 con un paese che si appresta a diventare più grande e più popolato, certamente per una naturale ripresa economica, nonostante la pianura sia soggetta alle febbri malariche e agli attacchi pirateschi.
Così, già nei primi decenni del secolo, si costruisce oltre l’antica cerchia muraria e di abitanti se ne contano circa 4mila in 877 case. Non è poco, soprattutto, se si considera che l’incremento edilizio si accompagna alla fondazione di nuovi edifici per il culto. Tali sono le chiese dell’Angelo, quelle di S. Domenico e di S. Martino sulla destra del Coriglianeto, nonché l’altra di S. Anna con convento, nel 1582, all’estremità alta del paese, costruita dal padre Matteo Persiani per i Frati Minori Cappuccini. Tutte sono fuori le mura. Da quest’ultima, prende nome l’intera area circostante, bella e panoramica, che, ancora oggi, i Coriglianesi designano come la zona dei Cappuccini.

Nel corso del secolo altri due Vescovi partono dalla chiesa di Corigliano: il primo, Gaspare Murgia, è inviato a Strongoli nel 1509, il secondo, Giovanni Bernardino Grandopoli, è Vescovo a Lettere, nel napoletano, nell’anno 1576.
E’ un periodo, come si vede, contrassegnato da una crescita uniforme, senz’altro sostenuta da una buona agricoltura, che si fonda su uliveti, vigneti, agrumeti ed estese coltivazioni di grano. Né va sottovalutato l’apporto della pesca, che mette in moto nuovi circuiti industriali e commerciali.
In questo fervore bene si inseriscono i Sanseverino, signori del paese. Anzi, lo guidano, tanto che costruiscono, nel 1515, una nuova, magnifica residenza in pianura, il palazzo di S. Mauro, un po’ per prestigio, un po’ per sorvegliare meglio gli interessi in zona, così come già fatto col palazzo in contrada Pendino. Certo, questo nuovo palazzo di S. Mauro deve risultare, all’epoca, veramente eccezionale, per grandezza e per lusso. Basti a dimostrarlo l’episodio che segue. Il 9 novembre del 1535, Pietrantonio Sanseverino ospita qui, per quattro giorni, nientemeno che Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, di ritorno dalla vittoriosa battaglia di Tunisi. Raccontano le cronache che l’Imperatore, colpito dalla bellezza della sede ed apprezzando l’ospitalità, si complimenti col nobile Sanseverino, paragonandolo ad un Re.

Un evento spiacevole turba lo scorrere positivo del secolo: i Turchi del pirata Barbarossa si portano fin sotto Corigliano e la cingono d’assedio. E’ l’anno 1538. Per loro fortuna i Coriglianesi riescono a respingere gli invasori col coraggio e con le armi, ma c’è chi tramanda che si tratti d’un miracolo di S. Francesco. Forse, sono vere tutte e due le cose insieme.
Ed a proposito di S. Francesco, il 19 gennaio del 1513, viene tenuta a Corigliano una seduta del processo per la sua beatificazione.
E per finire, uno sguardo alle famiglie che vanno affermandosi e agli uomini illustri. Tra le famiglie ci sono gli Abate, i Castriota, i Luzzi, i Mezzotero e i Verderame; tra gli uomini illustri si distingue Giovanni Marco Aquilino, docente di diritto, nonché Francesco Antonio Russo, docente di metrica, entrambi a Napoli.
Verso la fine del secolo il paese conta 4.600 abitanti. Non è poco.