
di Giacinto De Pasquale
Sindacalista lo si rimane per tutta la vita. È vero, arriva il giorno del pensionamento, ma subito dopo, il vero sindacalista è sempre pronto “a dare una mano”, prodigo di consigli e di soluzioni.
Vincenzo Casciaro è questo sindacalista.
Potrei usare tanti termini e descrizioni, ma quello che Vincenzo ha fatto in oltre 40 anni di Sindacato, potrebbe finire con l’essere riduttivo e, anzi, non farebbe giustizia di un’attività posta in essere a 360°.

Oggi che Vincenzo Casciaro lascia la Segreteria Comprensoriale Sibari-Pollino-Tirreno della Funzione Pubblica della Cgil, non voglio e non posso coglierlo come il giorno di un addio (anche perché Vincenzo continuerà a dare il suo grande bagaglio di esperienza nell’Auser), ma una celebrazione – una pausa significativa per fermarci, guardare indietro e riconoscere il valore di chi ha lasciato un segno indelebile nel nostro lavoro, nel nostro ambiente e nei nostri cuori.
È con grande emozione che mi rivolgo a te, caro Vincenzo, in questa occasione.
Tu certamente capirai il “vuoto” che lascerai, non solo nel mio percorso sindacale, ma in quello di tantissimi altri compagni che hanno avuto la fortuna e l’onore di conoscerti e di capire quanto tu sei umano, perbene, preparato, capace di ascoltare anche le “pietre”.

Ho avuto il privilegio di vivere con te tanti momenti sindacali, forti, sinceri e amari.
Soprattutto quelli “amari” vissuti insieme e verso i quali, con il buon senso che ti ha sempre contraddistinto, sei riuscito a traghettare per il “bene” del Sindacato.
Oltre che lottare con la controparte datoriale per i problemi dei vari iscritti, hai dovuto fare i conti (lo so che questo passaggio me lo censureresti) anche con alcune “figure” non certo apprezzabili che vivono dentro la Cgil a vari livelli.
Hai affrontato questi tuoi “colleghi” con dignità, sempre a testa alta, criticando il loro operato con le argomentazioni giuste e opportune.
Ma alla fine è prevalso il loro “disegno”, nonostante tu, per la tua intensa e stancante attività sindacale sei rimasto vittima del “covid”, ed hai dovuto sopportare anche seri problemi cardiaci.
Per anni hai fatto molto più che svolgere il tuo lavoro: hai costruito relazioni, ispirato con la tua dedizione, guidato con umiltà e reso ogni giorno l’attività sindacale un po’ più leggera con la tua presenza autentica.
Ricorderò non solo la tua professionalità impeccabile, ma anche quel sorriso sincero al mattino, la pazienza e la calma con i nuovi colleghi del sindacato, la capacità di risolvere i problemi con intelligenza, e soprattutto, il modo in cui hai trattato ognuno di noi con rispetto e genuina umanità.

Sei stato per la Funzione Pubblica e per la Cgil in generale un pilastro, qualcuno su cui contare sempre, senza bisogno di chiedere. E proprio per questo, oggi voglio dirti grazie – non in modo formale, ma con il cuore aperto.
Grazie per ogni ora lavorata, per ogni consiglio dato, per ogni volta che hai scelto la collaborazione invece della competizione, l’empatia invece dell’indifferenza.
Questo tuo nuovo percorso di vita non è la fine dello stesso, ma un nuovo inizio.
Un capitolo tutto tuo, da vivere con la stessa intensità, curiosità e generosità che hai messo nel tuo lavoro.
Che tu decida di viaggiare, coltivare nuove passioni, dare il tuo bagaglio professionale all’Auser, trascorrere tempo con la famiglia o semplicemente goderti il silenzio meritato di una giornata senza sveglia, sappi che porterai con te il rispetto e l’affetto mio e di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti.
E mentre ti auguro una vita ricca di salute, amore e affetto dalla tua splendida famiglia, serenità, saluti e momenti belli, voglio sperare che il tuo operare per il bene della Cgil rimarrà.
Mi auguro che non svanisca con il tempo.
Chi verrà dopo di te dovrà continuare a far vivere le buone pratiche che hai insegnato, l’azione sindacale rivolta al bene dei lavoratori e della Cgil, i valori che hai incarnato, l’esempio che hai lasciato a chi verrà dopo.
Grazie, dunque.
Per il tuo tempo, per il tuo impegno, per la tua grande disponibilità e professionalità, per la tua umanità.
Che questa nuova fase sia piena di ritmo, gioia e meraviglie meravigliose. Per me il tuo impegno nel Sindacato sarà sempre rispettato. E il tuo ricordo da parte di noi iscritti, mai dimenticato.

Caro Vincenzo, per concludere, permettimi di riportare alcuni passaggi di una delle più grandi canzoni dell’immenso Frank Sinatra My Way (a modo mio) del 1969.
Ho vissuto una vita piena, ho viaggiato su tutte quante le autostrade, e di più, molto più di questo: l’ho fatto a modo mio.
Rimpianti, ne ho avuti alcuni ma, d’altra parte, troppo pochi da menzionare.
Ho fatto quello che dovevo fare e l’ho portato a termine senza deroga.
Ho affrontato tutto questo e sono rimasto a testa alta e l’ho fatto a modo mio.
Ho amato, ho riso e pianto, ho fatto il mio pieno, avuto la mia parte di sconfitte.
Per dire le cose che sento davvero e non le parole di uno che si inginocchia.
Il registro dimostra che ho preso i miei colpi e che l’avevo fatto a modo mio.
Sì, era la mia strada.
Con affetto e gratitudine.