
Fonte: Pagina Facebook di padre Giovanni Cozzolino Ordine dei Minimi
Tutti conosciamo San Francesco di Paola. Il santo dei miracoli, il mantello sullo Stretto, il santo che parla con i Re.
Ma se vi dicessi che lo abbiamo ingessato? Che per 500 anni lo abbiamo trasformato in una statua da processione, dimenticando che era un calabrese scomodo, che dava fastidio ai potenti e viveva come i poveri?
Nel mio nuovo libro “Vita semplice. Fra’ Francesco di Paola in Calabria 1416-1483” ho provato a togliere la polvere. E ho scoperto 3 cose che cambiano tutto. Soprattutto per noi di Corigliano.
1. Corigliano non è una fondazione tra le altre. È la chiave
Tutti i libri dicono: Francesco arriva a Corigliano dopo Otranto, nel 1480.

No. I dati dicono 1474. Pag. 107: “prima di quello di Corigliano Calabro, che avverrà nel 1475 in poi”. E i rapporti coi Sanseverino partono proprio dal 1475 pag. 17.
Perché questa data cambia tutto? Perché Corigliano non è la reazione a Otranto. È una scelta. Francesco sceglie la costa ionica sei anni prima dell’invasione turca. Sceglie Corigliano quando conosce Girolamo Sanseverino e Mandella Gaetani pag. 17.
Perché i muri del castello crollano proprio mentre lui è qui? Perché Pag. 179 dice: “A Corigliano Calabro l’amore al bene comune”?
La mia tesi: Corigliano è il primo confronto diretto tra Francesco e il potere feudale. È qui che il “santo dei Re” diventa il “santo dei contadini”. È qui che prende forma il 4° voto. Non è uno slogan. È il programma che Francesco lascia a noi, oggi.

2. Il 4° voto: penitenza con due radici, una di terra e una di cielo
Ci hanno sempre detto: Francesco digiuna solo per amore di Dio.
Ho aperto i Catasti onciari di Paola del 1450-1480. E ho trovato questo: i contadini calabresi non mangiavano carne, uova, latte. Non per scelta. Per povertà.
La novità: La “vita quaresimale perpetua” è vera penitenza evangelica. È cammino di conversione, distacco, unione a Cristo crocifisso. Ma prende spunto anche dalla condizione dei poveri.
È Francesco che guarda i suoi calabresi e dice: “Se voi vivete così tutto l’anno per necessità, io lo faccio per scelta. Offro a Dio la vostra fame, la trasfiguro in amore, e la faccio diventare Regola”.
Una radice è spirituale: il desiderio di riparazione e di santità. L’altra è storica: la carne dei poveri di Calabria. Il 4° voto tiene insieme il Cielo e la terra. Per questo è ancora attuale.

3. I miracoli sono cronaca. Non favole
O ci credi per fede. O li butti come leggende.
Io ho scelto una terza via: li ho incrociati con gli Annali di Cosenza e i Processi di Canonizzazione.
Risultato: quel muro crollato al Sanseverino a Corigliano non è solo un “avvertimento divino”. È la memoria di un fatto vero. Di contadini che lavoravano al convento, oppressi dal principe.
Pag. 14: “Non tutto ciò che è scritto è storico, ma anche le orme sono storia”. I miracoli sono le “orme” che il popolo ha lasciato per dire: “Qui è successa un’ingiustizia. E Francesco era con noi”.
Grazie a chi mi ha preceduto: su questa strada cammino anch’io
Il mio lavoro non nasce dal nulla. Cammino sulle spalle di giganti.
Mons. Morosini 2006: Ha fatto amare Francesco a migliaia di persone con pagine bellissime sulla spiritualità. Il suo libro è una porta d’ingresso. Pag. 17.
P. Rocco Benvenuto 2012: Con la sua “Vita” ha messo ordine. Ha reso accessibile la storia di Francesco a tutti. E ha risolto la questione del cognome Martolilla. Un servizio prezioso pag. 17.

Pino Caridi 2014: Con “La spada e la Bibbia” ha mostrato con lucidità il Francesco politico e diplomatico. Ha aperto gli occhi sul suo ruolo con i Re pag. 17.
Il mio punto di partenza? Il metodo di P. Pasquale Sposato e P. Alessandro Galuzzi. Pag. 14: “Galuzzi 1967 ha dato una svolta storica… privilegiando l’accostamento diretto alle fonti”. Loro mi hanno insegnato: basta libri sui libri. Andiamo in archivio.
Così ho trovato il Diario di Paride De Grassi pag. 16. E ho scoperto che Roma nel 1519 ignorò quasi tutti i miracoli calabresi. Anche quelli di Corigliano.
Traduzione: Se la “storia ufficiale” ha tralasciato Corigliano, tocca a noi Minimi di Corigliano ricostruirla. Io continuo la loro “staffetta”.
Il metodo dei “flashback Minimi”: dal 1474 a oggi, 2024
Questo non è un libro di storia per storici. È un libro per noi.
Ogni capitolo si chiude con un “flashback”:
1474, Francesco arriva a Corigliano e affronta il potere dei Sanseverino → Oggi, nel 2024, come viviamo noi Minimi la povertà personale?
1474, Francesco sceglie la terra e il lavoro manuale → Oggi, nel 2024, come abitiamo la sobrietà nei nostri conventi e nelle nostre case?
È la domanda finale: Francesco non è morto nel 1507. Vive se noi, oggi, viviamo come lui.
A chi è dedicato questo libro
Ai confratelli Minimi. A tutti coloro che cercano San Francesco di Paola, che ha insegnato nelle Regole a “praticare il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, felicità di ogni uomo”, e ama i giovani per un loro ritorno al Signore e alla Chiesa.
A chi pensa che i santi siano statue. A chi ha fame di una fede che parta dai poveri e arrivi a Dio.
Perché leggerlo: Perché Francesco di Paola non è del passato. È un contemporaneo che ci chiede: “E tu, da che parte stai?”.
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P. Giovanni Cozzolino, om
Convento Santuario S. Francesco di Paola, Corigliano Calabro
A.M.D.G.
P.S. per gli studiosi: Tutte le novità sono documentate. Fonti: Catasti onciari di Paola, falsi notarili del 1598 pag. 14, Diario di Paride De Grassi pag. 16, Decet nos 1470 studiata da Galuzzi pag. 78.
Chi desidera il libro può rivolgersi direttamente all’autore, che ora si trova presso il Convento Santuario S. Francesco di Paola a Corigliano Calabro, Corigliano-Rossano.