Abbiamo riscontrato delle criticità nel Carcere di Rossano, nel reparto As2 ove sono ristretti detenuti per terrorismo internazionale islamista.

Lo afferma Emilio Enzo Quintieri, Consigliere Nazionale dei Radicali Italiani all’esito di una visita effettuata insieme all’esponente radicale Valentina Anna Moretti nelle scorse settimane presso la Casa di Reclusione di Rossano, autorizzata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia. La Delegazione, su delega dell’Autorità Dirigente, è stata ricevuta ed accompagnata dal Vice Ispettore Nicola Scigliano ed altro personale di Polizia Penitenziaria in servizio. Nell’Istituto Penitenziario di Rossano, che è uno dei quattro Istituti d’Italia (gli altri sono quelli di Sassari, Nuoro e L’Aquila), è presente una Sezione di Alta Sicurezza (AS2) destinata ai detenuti imputati o condannati per reati riguardanti il terrorismo internazionale di matrice islamica. Questa Sezione, è divisa in tre piani : il piano terra ed il primo piano sono composti ciascuno da otto camere, una saletta per la socialità ed un locale adibito ad infermeria. Al piano ancora inferiore sono ubicati: la sala di culto per i detenuti musulmani, i locali passeggi, molto angusti e coperti da una rete metallica, un locale barberia ed il locale infermeria. Nonostante la presenza di tale Sezione con diversi detenuti stranieri provenienti da Paesi tradizionalmente di fede islamica, nell’Istituto, non è presente alcun Funzionario Mediatore Culturale dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria. Ed infatti, l’attività di mediazione linguistico – culturale, è garantita da alcuni volontari, la cui presenza è limitata a pochissime ore al mese. La maggior parte dei detenuti ristretti in tale Sezione ha la posizione giuridica di “giudicabile” per cui in attesa di giudizio. Tanti di loro, come accertato dalla Delegazione, non sanno nemmeno di cosa siano accusati, perché spesso nemmeno gli atti processuali vengono tradotti nella loro lingua o in altra lingua che sia loro comprensibile. Ciò nonostante la normativa interna ed internazionale preveda che a tutti i detenuti stranieri venga assicurata una adeguata mediazione linguistica e culturale; soprattutto nella fase processuale è stabilito il diritto all’interprete ed alla traduzione degli atti al fine di comprendere le accuse ascrittegli e di seguire il compimento degli atti cui partecipano in maniera tale da potersi difendere adeguatamente e garantire un equo processo. Inoltre, è previsto il diritto all’assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di esibire una richiesta, istanza o memoria all’Autorità Giudiziaria competente. Durante la visita alla Sezione detentiva, diversi detenuti hanno lamentato che il televisore posto in ogni camera è incastonato nel telaio in ferro soprastante il cancello d’ingresso con lo schermo rivolto verso l’interno del locale e l’amplificazione verso l’esterno (nel corridoio), per cui non è possibile ascoltare la televisione senza arrecare fastidio a tutta la Sezione se non stando in piedi accanto al cancello d’ingresso e tenendo il volume basso. Non si comprende per quali ragioni, esclusivamente in detta Sezione, il televisore debba essere posizionato nelle condizioni appena descritte con oggettive difficoltà nella focalizzazione delle immagini e della comprensione dell’audio, se non da posizione ravvicinata (e con il volume sempre basso per non disturbare gli altri).

 

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