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Fonte: www.corrieredellacalabria.it

di Luca Latella

La monnezza torna per le strade di Corigliano Rossano. Da giorni, ormai, i rifiuti stanno inondando vie e piazze ed a poco serve la “pezza”, ovvero il conferimento di poche decine di tonnellate se la città ne produce tra 140 e 150 al giorno.

Una “montagna” di spazzatura che, complice l’indifferenziata che funziona a singhiozzo e che si assesta tra il 30% ed il 40% – a seconda dei quartieri – causa l’overbooking. L’emergenza esplode ciclicamente ormai da anni. A cadenza bi-trimestrale, nonostante le toppe piazzate dall’Ato e dal comune dal Corigliano Rossano, il caos rifiuti sembra ormai un loop infinito. Il problema, sostanzialmente, è sempre lo stesso: la penuria di discariche in cui conferire gli scarti della lavorazione della differenziata e il “tal-quale”. «Fino ad oggi – spiega il primo cittadino di Corigliano Rossano al Corriere della Calabria – siamo sopravvissuti alla crisi con lo stoccaggio di una porzione di scarti nella discarica di San Giovanni in Fiore che da poco sta accettando solo un tir al giorno. Per ripulire la città servirebbe conferire 2-300 tonnellate. In tutto questo l’unico impianto di stoccaggio pubblico in provincia di Cosenza, Bucita, praticamente esausto, serve per tamponare appena l’emergenza. Non ci resta che attendere una qualche soluzione da parte del dipartimento Ambiente e territorio della Regione. Non possiamo fare altro se non sia aprono altri impianti». Intanto, a proposito di Bucita, per come annunciato da Flavio Stasi, «il commissario della multiutility regionale sull’acqua e i rifiuti, Gualtieri, dovrebbe indire la gara per il revamping e la gestione di Bucita, in regime di proroga da anni, entro la fine del 2022». «Abbiamo attivato il centro di costo dell’Ato (l’ufficio che raccoglie le quote dei comuni e paga i gestori di impianti e discariche, ndr) nel nostro comune, con nostro personale e siamo pronti a pagare. Di più non sappiamo a quale santo votarci». In una nota inviata questa mattina, nel frattempo, Stasi lancia comunque un messaggio chiaro. «La verità che nessuno vuole dire, perché si preferisce prendere in giro la propria gente, è che nessuno vuole la patata bollente dei rifiuti perché nessuno sa risolverla, per cui quando conviene la responsabilità è dell’Ato, quando non conviene invece decidono in Regione. Aggiungo che il pasticcio del riordino del sistema rifiuti che ha creato scatole ingovernabili come gli Ato, che si reggono incredibilmente su un solo, ipercarico direttore, solo per passare la patata bollente ai Comuni, l’ha approvato un governo regionale di centrodestra nel 2014, mentre l’ultimo riordino, che possiamo battezzare “commissariamento a fasi alterne”, lo ha approvato il governo attuale. Forse sarebbe il momento di fare un poco, poco di autocritica». «Per quanto riguarda il comune di Corigliano Rossano – sottolinea ancora Flavio Stasi – non esiste altro comune che abbia attivato contemporaneamente, grazie ad ordinanze del sindaco in sostituzione di provvedimenti regionali e provinciali, enti completamente inerti, due impianti di trattamento e due impianti di stoccaggio, per sopperire ad un sistema scassato che ha creato negli anni solo ed esclusivamente la Regione Calabria».  «Non possiamo sbilanciarci nelle previsioni – conclude Stasi al Corriere –. Se non si individuano altri impianti saremo sempre in emergenza come negli ultimi due anni». Insomma, i cumuli di rifiuti invadono le strade, presto – se non si inverte la rotta – sarà emergenza sanitaria ma i comuni continuano a salassare comunque i cittadini per un servizio inesistente col pagamento della tari, ormai divenuto un balzello sostanzialmente inutile quanto pesantissimo nell’economia delle famiglie.

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