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«Il prefetto in quiescenza Domenico Bagnato dovrebbe chiarire i suoi rapporti con la massoneria (ammessi da lui stesso per come emerso negli ultimi giorni) non soltanto in riferimento alla gestione dell’Asp di Catanzaro (era stato chiamato a gestirla dopo essere stata sciolta per infiltrazioni ed è stato poi costretto a dimettersi) ma perché le cose non sono chiare nemmeno nel processo di post-fusione tra le città di Corigliano e Rossano».

Questo è una altro aspetto che secondo la senatrice Silvana Abate deve essere chiarito dall’ex commissario prefettizio della città ionica. «Dopo la sua nomina a Commissario della nuova città, la terza per dimensione della Calabria, facemmo un incontro in cui gli chiedemmo che, affinché la fusione apportasse benefici al territorio e ai suoi cittadini, la nuova comunità venisse gestita in modo equilibrato – sostiene la pentastellata -. Chiedemmo equilibrio amministrativo anche nell’assegnazione dei servizi e nella gestione del personale. Si parlò di diverse tematiche: dall’organizzazione degli uffici e del personale, all’utilizzo dei beni pubblici, la gestione dei rifiuti e dell’ambiente, la riconversione della centrale Enel, l’urbanistica e il consumo del suolo, l’accesso ai servizi da parte di tutti i cittadini. Manifestai la volontà di coinvolgere i cittadini in questo delicato processo di fusione attraverso l’istituzione di uno sportello di ascolto a disposizione di tutti. Chiedemmo questo incontro perché già in fase di preliminare c’erano siano stati dei pezzi mancanti come lo studio di fattibilità (che poteva essere fatto anche successivamente alle delibere) e il giudizio di meritevolezza da parte della Regione stessa. Volevamo, soprattutto, ottenere notizie sulla situazione economio-finanziaria dei due Enti coinvolti nel processo ma non accadde nulla di tutto questo. Tanto è vero che ancora oggi ci sono gravi problemi di gestione e durante l’anno e mezzo di gestione guidata da Bagnato fu fatto poco o nulla privilegiando spesso cose apparentemente di poco conto rispetto ad altre più rilevanti. Anzi, nei colloqui che ebbi con lui era solito arrivare a discutere con toni tutt’altro che istituzionali segno del fatto che s’erano toccati dei nervi scoperti. Una amministrazione approssimativa, la sua, che scontentò tutti o quasi. Negli ultimi giorni del suo mandato, ad esempio, preferì continuare a fare altre scelte “politiche” con dirigenti e staff, decisioni che ormai competerebbero al nuovo sindaco e con le quali è andato contro le sue stesse parole quando a febbraio disse che alcune scelte “politiche” che competevano futuro sindaco. Senza dimenticare che durante la gestione dell’alluvione di Thurio, ad esempio, chiuse il centro operativo comunale per gestire l’emergenza dopo poche ore, o la cattiva gestione della situazione del depuratore di Lido Sant’Angelo per il quale non fu fatto nulla e causò non pochi problemi agli imprenditori della zona. Non a caso, infine, dopo quasi due anni ancora stiamo aspettando la sua relazione sullo stato della fusione per capire cosa si è fatto. Averla ci avrebbe aiutato anche a capire molte cose. Ma forse ci aiuterebbe a capire molte cose anche sapere di più su questo suo ormai certo rapporto con la massoneria». 

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