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Fonte:ww.corrieredellacalabria.it

di Antonio Cantisani

L’incertezza sulla data del voto delle Regionali produce una certezza: un’evidente “frenata” nelle trattative tra partiti e schieramenti e dentro i partiti e gli schieramenti, che dalla Calabria rimbalzano la palla sui tavoli nazionali.

A caratterizzare la giornata, infatti, è stata la marea montante di impressioni degli addetti ai lavori che ritengono plausibile uno slittamento della data del voto addirittura a gennaio, per motivi un po’ tecnici e molto politici, comprendendo in questi ultimi la strategia del presidente della Regione Oliverio, che ha la prerogativa di fissare il giorno, di tenere sulla corda “amici” e “nemici”, soprattutto i primi per la verità. La frenata è quella del centrodestra, che – secondo fonti accreditate – in questo week end avrebbe dovuto riunire i leader Salvini, Meloni e Berlusconi, ma non se ne farà nulla almeno fino agli inizi della prossima settimana per impegni del Cavaliere. Fermo, poi, è il Pd nella sua interlocuzione con il Movimento 5 Stelle, perché a livello nazionale la Finanziaria con le sue ambasce e le sue trappole preoccupa un bel po’ di più delle dinamiche calabresi e comunque sia democrat che pentastellati devono fare i conti con le resistenze locali, assolutamente superabili ma ancora parecchio tenaci. In particolare, il Pd deve trovare il modo di “sterilizzare” il più possibile gli effetti del no alla ricandidatura di Oliverio, cercando di evitare però strappi dolorosi, perché comunque il governatore uscente giusto una settimana fa a Catanzaro ha dato prova di un certo seguito. Il no della segreteria Zingaretti alla riproposizione di Oliverio resta e resterà insuperabile, su questo gli emissari del leader democrat – il responsabile Mezzogiorno Nicola Oddati e il commissario Stefano – Graziano sono stati fin troppo chiari, così come restano in piedi le minacce di “licenziamento” per chi non si allinea, ma al Nazareno non manca chi sotto sotto lavora a “raffreddare” il conflitto. In questo contesto, del resto, alcuni analisti politici inquadrano anche la recente dichiarazione di due consiglieri regionali vicini a Oliverio, Giuseppe Giudiceandrea e Michele Mirabello, che avrebbero creato una sorta di “ponte” al dialogo tra i due fronti contrapposti. E un voto che slitterebbe di un altro mese ancora potrebbe agevolare questo tentativo di riavvicinamento, che – dicono i bene informati – adesso non sarebbe tanto sgradito neppure al governatore Oliverio, la cui corsa senza briglie di queste settimane sta scontando un limite evidente: la mancanza del sostegno di quasi tutti gli eletti del Pd. I democrat a Roma sembrano intenzionati a far partire concretamente, dalla prossima settimana, il tavolo di lavoro comune con il Movimento 5 Stelle, e infatti anche per i pentastellati le Regionali ritardate ancora nel tempo potrebbero essere una boccata d’ossigeno, come ha evidenziato uno dei big regionali di Forza Italia, Mimmo Tallini rimarcando il silenzio “rumoroso” dei grillini sulla data delle elezioni. È evidente infatti che, se intesa sarà con il Pd, Di Maio dovrà trovare il modo di farla digerire ai riottosi attivisti e portavoce del M5S, e avere più tempo a disposizione per questa incombenza non guasterebbe. Insomma, il vero “convitato di pietra” in queste ore nel percorso verso le Regionali è la data del voto: molti indizi la fanno spostare almeno a metà dicembre se non nell’anno che verrà (il 26 gennaio si vota in Emilia Romagna, e non è un dato secondario…). A meno che nelle prossime ore non arrivi il colpo di scena di Oliverio che cambia tutto il tavolo. 

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