Fonte: La Redazione

Scrivere del proprio paese natio ha sempre un valore particolare, perché spinge ad essere puntuali e attenti su quello che racconti, perché alla fine lascerai agli altri un’importante “traccia” sulla quale tornare per ampliare, eventualmente correggere, dare maggiore respiro a chi in precedenza l’aveva elaborata.

Francesco Spingola, studioso di storia e di antropologia culturale, dirigente sindacale e vicepresidente dell’Icsaic (Istituto Calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea),  di recente si è cimentato, con molto successo ad onor del vero, a dare il giusto risalto alla storia di San Donato di Ninea, sua città di origine e dove tutt’ora vive. San Donato di Ninea è un borgo della Valle dell'Esaro situato a 720 metri di quota s.l.m., alla pendici del Cozzo del Pellegrino, nell'area sud-orientale del Parco Nazionale del Pollino. È gemellato con il comune pugliese di Montesano Salentino e quello emiliano di Fiorano Modenese. Spingola già nel febbraio scorso aveva ricevuto dalla tipografia il libro, ma eventi vari, tra i quali il covid, gli hanno impedito di presentarlo ufficialmente, in primis, alla comunità sandonatese, e poi a tutti i suoi amici ed estimatori. Adesso, finalmente, questo momento è stato fissato per il prossimo 10 agosto alle ore 10.30 presso il Rifugio di Piano di Lanzo a San Donato di Ninea. Alla manifestazione saranno presenti: Isabella Laudadio (Coordinatrice editoriale della rivista “Apollinea”); Jim Di Giorno (Sindaco di San Donato di Ninea); prof. Vittorio Cappelli (Docente UniCal e Direttore Icsaic); Mimmo Pappaterra (Presidente Parco Nazionale del Pollino); don Pino Esposito (Parroco di San Donato di Ninea); Mimmo Sancineto (Editore de “Il Coscile”), nonché l’autore Francesco Spingola. Il programma dell’iniziativa prevede un dibattito e alcuni intervalli musicali a cura di “Note è Notte”.  “Storie sandonatesi”, edito da Il Coscile, è un’antologia di scritti. Si tratta di una trentina di articoli apparsi in un quarto di secolo sulla rivista «Apollinea», firmati per lo più da sandonatesi, tra i quali lo stesso Spingola. Dalla sua paziente e amorevole ricerca emerge la storia, tra ‘800 e ‘900, di una comunità laboriosa, luogo di emigrazione, soprattutto a partire dal 1961, ma anche, per un certo tempo, meta d’immigrazione nel settore dell’industria boschiva e della trasformazione del legno, fino all’incendio che nel ’56 distrusse la segheria di Contrada Pantano. E insieme al declino demografico, che ha portato in pochi decenni gli abitanti di San Donato di Ninea da oltre 4000 a poco più di 1200, irrompe la straordinaria bellezza dei luoghi: dai monti innevati del Parco del Pollino alla Valle dell’Esaro che San Donato di Ninea domina dall’alto dell’antica motta. Spingola, scrive giustamente Isa Laudadio nella prefazione, ha fatto un bel regalo ai suoi concittadini – e aggiungerei a quanti, e sono tanti, si battono per la rinascita dei nostri splendidi borghi – proprio perché ha salvato dall’oblio, senza campanilismo o autocompiacimento, un rilevante pezzo di storia calabrese.

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