Artigiani del positivo, costruttori di una rete di prossimità. Nel vivere questa giornata dedicata al Santo patrono dei giornalisti sento la necessità di manifestare a voi tutti, cari giornalisti e comunicatori delle varie testate del nostro territorio diocesano, i personali sentimenti di gratitudine per il lavoro che svolgete, con professionalità e generosità.

Accanto ad essa la vicinanza a ciascuno di voi per i tempi che siamo chiamati a vivere, non facili per il mondo della carta stampata, ulteriormente esposta a nuove ondate di crisi. Oggi ci ritroviamo intorno alla figura bella di San Francesco di Sales e alla sua intercessione ci affidiamo facendo tesoro di una celebre sua affermazione: “Ciò di cui abbiamo bisogno è una tazza di comprensione, un barile di amore e un oceano di pazienza”. Credo che mai come in questo momento storico queste tre realtà servano a tutti ma in particolare a ciascuno di voi. Papa Francesco nel preannunciare la prossima giornata delle Comunicazioni Sociali per l’anno 2019, ha scelto il seguente tema:  “Siamo membra gli uni degli altri. Dalla Community alla comunità”. C’è una crescente sterilità insita nel modo di comunicare, che si evince dai suoi frutti. Più che creare ponti emulativi positivi, l’odierna modalità di comunicare corre il rischio sempre più alto di innervare rabbia, disprezzo, odio, individualismo, falsità, narcisismo. Elementi negativi, che producono conseguenze infelici e vittime reali. Nei giorni scorsi, sono stati presentati i dati del Rapporto Auditel-Censis su “Convivenze, relazioni e stili di vita delle famiglie italiane”. Facendo riferimento ai 28 milioni di utilizzatori compulsivi dello smartphone, il Rapporto Auditel-Censis indica in modo esplicito il dato di “relazioni a rischio”, presentando un allarme  soprattutto per i giovanissimi e i laureati, che vivono un utilizzo sempre più individuale dello strumento, capace di frantumare relazioni familiari e riducendo le possibilità di aggregazione. Cresce anche, in maniera sempre più invadente, l’interazione con i messaggi tramite i social, diventando  maggiormente assoggettati alla tecnologia. La frenesia di rimanere sempre in contatto, di conoscere subito ogni novità e seguire ogni intervento e commento, di interagire subito con moltissimi altri naviganti si rivela sempre più avvincente. Proprio totalizzante. Anche a costo di attenuare dialogo e rapporti famigliari e sociali. Oggi più che mai il comunicare, dare notizia, il fare notizia, deve nutrirsi di grande responsabilità. Facendo riferimento a questa cornice, così stimolante, credo che il ruolo del giornalista sia proprio quello di assumere la responsabilità di uno stile innovativo, capace di generare non solo curiosità e attenzione, ma vita. Come in altre categorie professionali del nostro tempo, si tratta di divenire artigiani del positivo, costruttori di alleanze capaci di generare percorsi in cui gli uni si possano rendere vicini agli altri, nella verità, come afferma S.Paolo agli Efesini, in cui la giustizia, la pace, la bellezza del vivere possono trovare ospitalità nel cuore di ciascuno. Come giustamente fa notare il Papa, la rete ha bisogno di esprimere un “noi” che non sia caratterizzato dai “i miei”, ma un “noi” reale ed eticamente significativo, proteso ad abitare le sfide che si pongono dinanzi alla nostra umanità, creando una rete che sia rete di prossimità. La nota vaticana afferma che : “La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un «noi», fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio”. Essere giornalista, oggi, è vivere su di un “fronte” invisibile ma dove si combatte quotidianamente una battaglia decisiva. Dinanzi ad un mondo sempre più vorace di notizie, ma incapace di discernimento e valutazione critica, c’è bisogno di persone vere, autentiche che non improvvisino in maniera qualunquista ma sappiano declinare uno sguardo alto e luminoso sulla storia. Guardare a San Francesco di Sales ci aiuta a riflettere e ad assumere uno stile di vita professionale sempre meno superficiale ma seriamente impegnato a salvaguardare il valore della persona e dell’umanità intera. Egli diceva: “Tu impari a parlare parlando, a studiare studiando, a correre correndo, a lavorare, lavorando; e allo stesso modo, impari ad amare amando. Tutti quelli che pensano d’imparare in qualsiasi altro modo stanno ingannando se stessi”.

 

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