Il Vangelo di oggi: Gv 10,11-18: In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Contemplo:

L’inizio che contiene il tutto

entro dell’economia della salvezza, il luogo sempre vivo della dispensazione dell’amore trinitario per gli uomini, è il mistero pasquale: a partire dell’esperienza del Risorto, fatta dai primi testimoni della fede cristiana, è riletto il passato, è celebrato nel presente l’incontro con il Vivente nello Spirito, è annunciato il futuro del Regno. L’evento della Risurrezione di Gesù dai morti è il punto di partenza del movimento cristiano, il nuovo inizio che contiene in sé tutto ciò che è specifico della fede in Cristo, nella sua inaudita singolarità. L’evento della morte e risurrezione del Signore è il luogo della fede trinitaria, il vissuto che essa veicola, il denso compendio della gloria

Commento al Vangelo:

Abbiamo davanti agli occhi un’immagine evangelica particolare, come non se ne vedono quasi più al giorno d’oggi: da una parte un gregge di pecore docili, schiocche e incoscienti che vanno avanti fin che c’è erba da brucare, dall’altra parte l’attenzione di un pastore buono, che ama il suo gregge, che non si lascia intimorire da eventuali pericoli. Addirittura offre la sua vita per queste pecore. E’ un pastore ben strano: come si può pensare di morire perché una o più pecore possano vivere? Come si può accettare di vivere con una prospettiva futura di questo genere? Un pastore del genere quindi non cerca la gloria propria, ma la offre, disinteressatamente, senza mezzi termini; questo in opposizione al comportamento di certe responsabilità portate avanti da qualcuno solo per il proprio tornaconto. La bontà di questo pastore diverso ci lascia meravigliati, ma non più di tanto: perché in fondo in fondo, noi ci aspettavamo un personaggio del genere, che amasse in questo modo, che trasformasse la nostra vita così. Non siamo allora pecore di qualsiasi gregge, perché desideriamo assomigliare ed assimilarci al nostro pastore, ad un pastore come questo.

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