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di Cristian Fiorentino

L’Ultimo Saluto a Papà: “Mario U ’Mbirmjeri” Mi sono chiesto in questi giorni: da dove inizio questo commiato? Questo commiato inizia proprio da qui: dal Santuario di San Francesco di Paola che abbiamo voluto come luogo delle tue esequie.

Da bambino Papà mi prendevi la mano, prima lo avevi fatto con i miei fratelli, e mi portavi nella chiesa del Santo Patrono. Quella tua serietà nell’entrare in questo luogo Santo, tipica degli uomini di qualche decennio fa, si scioglieva in una dolcezza che si scorgeva dal semplice mettersi la mano sul cuore. Ti avrò visto fare quel gesto altre centinaia di volte in tante chiese e sempre dinnanzi all’effige di Gesù, della Madonna e del tuo Amato San Francesco o altri Santi. Già come tanti coriglianesi il tuo amore per il Santo Patrono è stato sempre tangibile. Il tuo sorriso dolce era contaminante e direttamente proporzionato alla felicità anche nel fermarsi davanti la statua di San Francesco, salutando i frati a cui sei stato sempre legato o transitando per qualche angolo particolare del convento. Come tutti gli uomini avrai avuto i tuoi difetti ma i tuoi pregi hanno presto avuto la prevalenza. Tra tutti proprio quel tuo sorriso che in queste ultime ore tanti, nel porgerti l’ultimo saluto, hanno intravisto ancora una volta nel tuo corpo segnato dalla malattia di questi ultimi tempi. Crescendo ho appreso tante nozioni tra cui quelle della Fede a cui tu insieme a Mamma tanto tenevi che imparassi. Dall’altra parte conoscevo la tua figura, certo seria nel carattere e al cospetto degli impegni, ma sempre al servizio degli altri. Il particolare rammentato da tanti se non da tutti in queste ultime ore è: pronto nel darsi da fare per chiunque. Fondamentali nella tua esistenza sono stati famiglia e lavoro. Lavoro da infermiere di cui eri letteralmente innamorato tanto da farlo diventare presto anche il tuo hobby e la tua passione verso chi ne aveva più necessità. E allora con garbo, precisione e il sorriso sei entrato in tante case per prestare quel tuo orgoglioso mestiere. Nei confronti di amici, parenti o anche di estranei eri pronto ai sacrifici necessari pur di offrire il tuo aiuto. I tuoi clienti Papà presto divennero i tuoi più grandi estimatori mentre quella sorta di piccolo mito cresceva. Quell’orgoglio che si provava quando si veniva qualificati come moglie, figli o parenti di “Mario U ’Mbirmjeri” presto divenne un vanto. Non eravamo familiari di un noto politico, artista o personaggio illustre ma la strada che Papà Mario aveva intrapreso era quella della grande stima che ci faceva sentire orgogliosi. Rispetto genuino guadagnato sul campo e a suon di sacrifici tra levatacce mattutine, rincasate tardive e uscite anche nella notte. Il guadagno materiale non era il tuo unico scopo ma difatti esisteva anche il profitto in termini di rapporti umani veri e sinceri. Proprio attraverso il lavoro in ospedale e a domicilio sono nate tante belle amicizie divenute presto una ricchezza. Non è un caso che tra una puntura e l’altra gli affetti si trasformavano in consolidati intese che avevano come comun denominatore riguardo e schiettezza. Nel contempo, così facendo, gettavi le basi per darci un indirizzo ben preciso. Ed è stato tra le linee di quel tuo operare che ho colto le similitudini con quella stessa religione Cattolica. Quel Bene che producevi, ormai spontaneamente, verso tutti coloro che ti incrociavano aveva un sapore missionario. Alla base ci hai sempre spiegato ci stava la Serietà di quello che si faceva nei confronti degli altri. Il prendere un impegno voleva voler dire portare in fondo il lavoro iniziato con la massima determinazione. Occorreva avere attenzione e possibilmente prestare vicinanza a tutti ma prima a chi ne aveva bisogno. Ci stavi insegnando dei valori che avevano un tono spirituale e ti avrebbero fatto costruire una dignità che oggi restano un bagaglio per il nostro futuro. Più bella eredità non potevi lasciarci Papà a noi familiari ma anche alle tante semplici persone che ti hanno voluto bene in maniera altrettanto semplice e che da te hanno appreso qualche piccola o grande percezione. A quelle persone che consideravi amici, a prescindere da tutto e che oggi si stringono al dolore per la tua dipartita, hai lasciato una tua memoria precisa che non dimenticheranno facilmente. Nella tua spontaneità hai permesso la condivisione delle tue azioni, del tuo operato, dei tuoi sentimenti e di tutti quei gesti che rimarranno tipici di una persona semplicemente perbene. Alla fine con la tua vita impegnata quel vuoto materiale che lasci, per non averti più accanto quotidianamente, viene riempito da una ricchezza morale. Qualcuno Papà ti ha definito pezzo di storia che va via. Già immagino la tua faccia incredula per questa notevole affermazione perché in realtà a te bastava un più risoluto ‘Grazie Zio Mario’ per essere appagato di quel servizio offerto. Quel che conta è che ti sei fatto amare e se è vero che saremo giudicati sull’Amore allora, grazie alle originali testimonianze alla mano di chi ti ha conosciuto, il tuo viaggio verso l’eternità si preannuncia più solare che mai. Potrai riabbracciare quei parenti e amici che spesso nominavi e con cui avresti magari voluto spartire altri progetti in questa vita. Il destino non ha voluto ma adesso con Mamma Cristina e tutti gli altri potrai condividere un aldilà che noi possiamo solo immaginare mentre tu lo vivi. Noi restiamo qui nella tua terra, quella che hai vissuto e amato, dei tuoi familiari, parenti, clienti e amici e magari un giorno siamo sicuri ci ritroveremo nuovamente tutti insieme. Da lassù intercedi per Noi ma anche per tutte quelle storture di cui spesso si parlava, come la funzione della sanità come bene di tutti e per tutti e a te tanto cara e il recupero di tante altre componenti utili al tessuto collettivo che tanto ti ha dato e a cui tanto hai donato. Ciao Papà, Ciao Zio Mario, Ciao Mario U ’Mbirmjer    

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