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Sono trascorsi 10 giorni da quando Lorenzo Fusaro, il compagno Lorenzo, il leone indomito come in tanti lo hanno definito, ci ha lasciati.

Era lo scorso 21 aprile quando un caro amico mi comunicava che il cuore del forte Lorenzo aveva cessato di battere. Avrei, nell’immediato, voluto scrivere qualcosa perché Lorenzo meritava ciò, perché Lorenzo è stato un amico vero, leale, senza fronzoli uno che mirava diritto al cuore senza preamboli o infingimenti, anche perché ciò non faceva parte del suo bagaglio umano. Non l’ho fatto semplicemente perché non riuscivo a trovare una sua foto. Ho girato nel mio modesto archivio, cercando almeno di trovare anche una foto datata, una foto che sicuramente gli ho scattato nel corso dei suoi intensi e viscerali consigli comunali. Ma tant’è, c’è voluto l’amico e compagno Antonio Gorgoglione che qualche giorno dopo mi ha dato una sua foto, ed a quel punto mi sono detto: ma perché non ricordare Lorenzo il primo maggio ? Si il giorno della festa dei lavoratori, quei lavoratori e quel lavoro per cui tanto Lorenzo si è battuto, per quel lavoro e per quei lavoratori in cui Lorenzo credeva. Ed allora eccomi qui a ricordarti Lorenzo. Lo faccio con il cuore in mano perché tu sei stato un amico vero, leale, sanguigno, puntuale e mai retorico. Ti ho conosciuto in una fredda sera del novembre del 1994 durante una seduta di Consiglio comunale. “Tu sei quello di Tele A1, quello che dice il telegiornale ? Mi presento sono Lorenzo Fusaro”. Da quel momento con Lorenzo è stato un continuo disquisire. Lui aveva la necessità di confrontarsi, voleva capire se quello che pensava era aderente alla realtà che viveva. Era un comunista moderno, ancorato alla realtà, non era un nostalgico della Falce e Martello, anche se ne parlava con malinconica freschezza. Da Lorenzo ho imparato il reale significato della militanza partitica e della Sezione come palestra e scuola di vita e di politica. E’ stato lui a farmi capire cosa significasse per chi negli anni che vanno a ritroso del 1992 e fino alla fine della seconda guerra mondiale, la Sezione di partito. “Quando frequentavo la sezione – ci raccontò in uno degli ultimi nostri incontri qualche mese fa – avevo la possibilità di imparare a ragionare, a riflettere, a confrontarmi seriamente con gli altri. Avevo la possibilità di capire come si fa politica. Come bisogna andare in Consiglio comunale e come comportarsi. La disciplina di partito – aggiungeva Lorenzo – non era la “frusta” o il cappio al collo, era il vero ed autentico modo di vivere la Politica e non solo, ti dava la possibilità di vivere in maniera corretta nella società ed eventualmente nelle istituzioni. Ecco perché oggi avverto tanta nostalgia delle sezioni. Ecco perché -concludeva con non poco rammarico – sono spariti i partiti”. Lorenzo era un puro della politica, era uno che si era fatto da solo, aveva capito come si faceva politica sul campo, perché viveva la sezione, ma soprattutto stava tra la gente. Ascoltava le istanze di chi aveva effettivamente bisogno, ne sposava i problemi e li portava avanti. Quante volte ci vedevamo in Comune perché doveva sottopormi delle problematiche. Non ne aveva per nessuno, chi sbagliava doveva “pagare”, soprattutto se l’amministratore di turno “vessava” il popolo. In Consiglio comunale non si è mai risparmiato, era sempre pronto ad intervenire con cognizione di causa, mai è intervenuto uscendo fuori dal seminato. I suoi avversari politici lo stimavano perché era onesto e coerente politicamente. Ecco perché ti ricordo oggi  caro Lorenzo, quel primo maggio che per te aveva un reale significato.  “La festa – mi dicesti qualche anno fa in una intervista- è un’occasione per ricordare non per riposarsi. Per commemorare rispettosamente coloro che sul lavoro hanno perso la vita e coloro il cui lavoro viene sfruttato da imprenditori senza scrupoli. È anche la loro festa, la festa di coloro che non possono permettersi un lavoro regolare perché molti ladri di sogni e di futuro rubano ai disperati tutto quello che hanno: gli straordinari, le condizioni di lavoro, il capitale accumulato sulla pelle dei lavoratori, le ingiustizie perpetrate contro chi, in caso dovesse prendersi anche un raffreddore, non potrebbe permettersi di restare un giorno a casa perché significherebbe un giorno di fame. Questo è il vero significato della festa del Lavoro, tutelare chi il lavoro ce l’ha, aiutare chi non lo ha a trovarne uno, e soprattutto, punire severamente e concretamente coloro che tendono a divorare la carne degli altri. Imprenditori senza scrupoli che offrono manodopera ed economia di sussistenza senza garantire, come giustamente riconosce anche la nostra Carta costituzionale, un diritto a un’esistenza e a una vecchiaia con una pensione egualmente dignitosa. Sfruttatori di vita, divoratori di sogni che dovrebbero conoscere la povertà perché così facendo rendono più povero tutto il nostro Paese. Ogni contributo non versato a un lavoratore è una usurpazione dei diritti del singolo e di tutta la collettività. Ogni volta che un uomo o una donna vengono sfruttati sul lavoro, vuol dire che ci sono bestie immonde, divoratori di capitali, che rubano futuro a tutta la Repubblica”. Come non condividere per filo e per segno queste tue parole. Caro Lorenzo tu per me eri questo. Eri un amico profondamente leale, buono, onesto e altruista. Te ne sei andato troppo presto, hai lottato da par tuo contro un nemico che, purtroppo, alla fine ha avuto la meglio sul leone indomabile. Lo so che hai dato il meglio di te per non dargliela vinta, ma alla fine ti sei dovuto arrendere. Anche se tu non eri cattolico, lasciami comunque dirti che ho pregato per te. A causa di questa maledetta pandemia anche da te, come accaduto per altri amici che sono morti in questo periodo drammatico, non sono potuto venire per salutarti e baciare la tua bara. Ecco perché ho pregato e lo faccio ancora, perché di persone come te questa nostra società aveva bisogno, invece, ci hai lasciati prematuramente. E’ inutile negarlo caro Lorenzo avverto un grande vuoto dentro perché con te è andato via un altro pezzo di quei bei momenti di vita politica, sociale e umana che abbiamo vissuto insieme. Grazie per quello mi hai dato e che non dimenticherò tanto facilmente, ora che sei lassù ricordati che ti ho voluto veramente bene, ma credo che come a me mancherai a tantissime altre persone. Addio Lorenzo riposa in pace.

 

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