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di Giuseppe Franzè 

Nel 1853, il sindaco Gennaro Bomparola si mise in testa che il look dell’Aquanova doveva essere esaltato con l’installazione di due fanali a petrolio.

Ci riuscì, nonostante le perplessità del Decurionato. Nel 1884 i fanali accesi erano cinquanta e la loro manutenzione fu affidata, mediante appalto, a Raffaele Pedatella. Emerse presto che il Comune, il cui bilancio era sempre dissanguato dalla gestione del Convitto “Garopoli”, non poteva garantire una spesa annua di 6 mila lire, dato l’alto costo del petrolio. Tre anni dopo, nel 1887, fu deciso di spegnere per due mesi 25 fanali e solo nel 1891 furono riattivati, in occasione della visita in città del Principe di Piemonte, Vittorio Emanuele. La neo impresa, con la titolarità di Antonio Cimino, convinse il Comune che era molto più economica l’energia elettrica, che lui stesso poteva erogare con l’attivazione di una idro-centralina, con macchinari della tedesca Lindemann, che l’ing. Schmeidrer stava già impiantando sulla riva del torrente Coriglianeto. Il contratto col Comune fu formalizzato in data 4 aprile 1895 e la sera del 12 giugno, 80 lampade di dieci candele illuminarono fiocamente strade e piazze di Corigliano. Firmarono 18 contratti di fornitura elettrica altrettanti utenti privati, che si ridussero ad 11 nel mese di settembre, in quanto l’erogazione elettrica era molto intermittente, con lunghe pause di black-out. Nel 1898 furono riattivati parecchi dei vecchi fanali e, al posto del petrolio molto costoso, fu usato un liquido oleoso e maleodorante, il “lentisco” o “scino”. Con strade e case al buio, si arrivò al 1907,quando il Comune, pur essendo moroso nei pagamenti dei ratei arretrati, decise unilateralmente di revocare il contratto con la ditta Cimino, ma, grazie all’arrivo dell’enologo coriglianese Raffaele Mazziotti, in un party nella nuova, elegante sede dell’impresa elettrica, tra un brindisi e l’altro, la controversia tra Comune ed impresa fu sciolta, con l’impegno, da parte della ditta, di una erogazione più razionale. Tutte le estati coriglianesi furono tormentate dalla mancanza di elettricità, in quanto le scarse acque del Coriglianeto venivano deviate a monte per la irrigazione di orti e piccoli agrumeti. Nel 1912, a conclusione della perizia D’Andreis, il contratto fu revocato e Corigliano rimase al buio per nove anni di seguito, anche a causa degli eventi bellici e nonostante l’esperienza con la ditta Garga. Solo nel 1921 il Regio Commissario De Stefano firmò il nuovo accordo con la ditta Fratelli Smurra di Rossano, al quale aderirono solo 17 utenti privati.

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