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di Giuseppe Franzè

Mastro Salvatore aveva raggiunto lo zio a Parigi nel 1896, quando aveva solo 16 anni, e subito fu assunto con la qualifica di garcon in un grande Salone da Barba con ben 12 sedie girevoli perfettamente allineate davanti a spicchi con decorazioni in bronzo e legno di noce.

Dopo essersi ottimamente qualificato e dopo avere accumulato un discreto risparmio, ritornò a Corigliano nel 1911, portandosi dietro alcuni colli molto ingombranti. Restauro, con cospicui investimenti, un locale a due piani, sul Cozzo del Vernuccio, dove la stradina, ora Luigi Cadorna, si incurva quasi ad angolo retto, a circa venti metri dal Ponte Canale. Al piano di sotto, il Salone con tre sedie portate dalla Francia ed un grande specchio con cornice metallica in oro vecchio. La finestra a due battenti faceva da accesso ad un terrazzino pavimentato con cotto ed attorniato da aiuole con rose rosse. Al piano di sopra, allo stesso livello della strada, il Salotto di attesa con divanetti e poltroncine in vimini. Dal soffitto ciondolava un lampadario con tre luci elettriche e due a petrolio, visto che l’erogazione dell’energia elettrica era congenitamente sempre intermittente. In un angolo un piccolo e decoroso bagnetto (Il Cav. Bennate, Regio Delegato di Pubblica Sicurezza ed il barone Labonia di Rossano asserivano spesso che in tutta la provincia di Cosenza nessuno poteva vantare un Salone più bello ed accogliente del “Le Coiffeur de Homme”, la cui grande targa torreggiava sulla parete prospiciente al Ponte Canale). Fu subito un successo e tra i clienti gli avvocati Costantino Tocci, Gaetano Attanasio e Francesco Spezzano, i medici Cimino e Fiore, gli inseparabili Salvatore Grillo e Giuseppe Geraci (Nonno dell’omonimo Deputato). Ruggero Graziani, i due neo farmacisti Milano e Cavalieri, Vincenzo Tieri, Vincenzo Gallina, presidente della Società Operaia, e molti altri. Tra i clienti anche il rev. Francesco Stefano, Prevosto della Chiesa di San Pietro, il cui insediamento era stato fortemente contestato in aprile dai fedeli della Parrocchia, che non gradivano un forestiero a capo della loro chiesa. Quando in agosto, sempre del 1911 Francesco Dragosei, dopo le peripezie tecniche del mese di febbraio ed aprile, per l’assenza di adeguati ventilatori, inaugurò il Cinema “Internazionale”, mastro Salvatore curò le capigliature di molti suoi clienti, invitati alla prima cinematografica, facendo i primi shampoo con asciugatura mediante cuffie riscaldate in un piccolo forno alimentato da un “Primus” inglese a petrolio e con fiammella accelerata dalla pressione di aria immessa nel marchingegno con una pompetta manuale. (Notizie riferite nel 1953 dal compianto dott. Michele Persiani).

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