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Di Giuseppe Franzè

Fu il principe Bernardino Sanseverino, ansioso di possedere una degna residenza nel territorio di Corigliano, ad intraprendere, i lavori per la costruzione, nel 1513, del primo lotto della fortezza rurale di Santo Mauro, incoraggiato dal fatto che sul posto era possibile re perire il materiale edile tra i ruderi dell’antico agglomerato di Sancto Mauro devastato dai Saraceni.

Dopo due anni, i lavori furono interrotti a causa dell’irriducibile gravame debitorio che affliggeva Casa Sanseverino ed anche in seguito alla morte del Principe, avvenuta nel 1517. I lavori furono poi ripresi e completati dal figlio Pietro Antonio, il quale, per ricordare l’impegno del padre, Principe di Bisignano e Conte di Corigliano, fece installare un marmo con la scritta” BERNARD. SANSEV. BIS PRINC. I DOMUM HANC A FUNDAMENTIS I EXTRUXIT AN. SALUTIS MDXV”. Il principe Piero Antonio Sanseverino militò nelle file dell’esercito spagnolo e si distinse nella battaglia di Tunisi del 1535 accanto all’imperatore Carlo V incoronato re d’Italia ed imperatore del Sacro Romano Impero nel 1530 dal papa Clemente VI. Dopo il successo conseguito in Tunisia, Carlo V, nel mese di luglio, intraprese un lungo viaggio per rendere omaggio ai suoi autorevoli sostenitori. Dopo le prime visite di Sinopoli, Nicastro, Martirano, Carpanzano e Rogliano, l’imperatore, il 7 novembre, raggiunse Cosenza, ospite di Gaspare Sarsale, con una fastosa accoglienza da mille e una notte. Dopo la Messa in Cattedrale e dopo una breve visita a Bisignano, il 9 novembre 1535, l’imperatore giunse al castello S.Mauro, accolto entusiastica mente dal principe, Pietro Antonio e il 10 Novembre Carlo V ed il suo entourage si recarono alla foresta di Polinara (Apollinara) per la caccia al cinghiale, la cui carne primeggiò nel pantacruelico pranzo delle due del pomeriggio, presso il castello. Nel fervore dei brindisi ed inebriato dalla sontuosità dell’accoglienza, l’imperatore, rivolgendosi al padrone di casa, chiese :“ Prince, vos es el rey o el prince di Coriliano ?“. L’imperatore lasciò nella nottata del 12-13 novembre e, qualche mese dopo, ordinò il dissequestro di molti beni di casa Sanseverino. Nel 1650, il duca Agostino Il Saluzzo, nuovo feudatario, aveva progettato di utilizzare il Castello S.Mauro come sua residenza, non essendo la fortezza abitale, ma rinunciò a tale aspirazione, quando dai preventivi attinse che la spesa totale era molto cospicua, in quanto dovevano essere completamente rifatti alcuni muri portanti erosi dal tempo e dall’incuria. (Il prof. Francesco Maradea propose di ubicare nel castello la sede di un museo del lavoro agricolo, ma, evidentemente, senza audience).

 

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