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prof. Giovanni Ferrari - Docente universitario

Gabriele Meligeni nacque a Corigliano Calabro il 23 marzo del 1943, da famiglia umile, onesta e laboriosa, il papà Francesco contadino e la mamma Fiorina Malagrinò casalinga. Sin da piccolo milita nel Partito Comunista, divenendo un affermato dirigente con a seguito le classi sociali più popolari e i ceti deboli della società.

Figura storica  del PCI coriglianese, intellettuale e scrittore rigoroso, ha scritto per immagini e disegni, la sua  lunga e tormentata vicenda politica  dal 1972 al 1985, le sue battaglie di vita da consigliere comunale a Sindaco di Corigliano, persona buona, onesta ed operosa, amato da tutti, lascia sulla terra le tracce luminose delle sue grandi virtù, l’onestà fu il suo ideale, il lavoro, la sua vita, la famiglia, il suo affetto, i suoi cari e gli amici ne serbano nel cuore la memoria. A tutti coloro che lo conobbero e l’amarono perché rimanga vivo il suo ricordo: chi ti conobbe ti amò, chi ti amò ti piange; che l’alba di ogni giorno ti porti il bacio e l’abbraccio di tutti noi, ricordati caro Gabriele che nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore di chi resta, ci amerai dal cielo come ci hai amato sulla terra, le tue sofferenze, la tua morte inattesa e rapida ha lasciato un grande vuoto fra tutti coloro che ti amarono. Sposò la bravissima Anna Maria Pirillo nel 1972 a Napoli, città in cui si laureò brillantemente in Architettura presso l’Università di Napoli “FEDERICO II”, oggi mia sede universitaria. Purtroppo nel 1985 si ammalò gravemente, una brutta malattia lo ha costretto al ritiro totale dalla politica, dopo tanta sofferenza ci lasciò nel 2006, nonostante tutto il tuo amore, la tua passione, le tue lotte per la crescita civile ed economica della tua bella Città di Corigliano, devo mio malgrado, assistere con sofferenza a tanta ingratitudine nei tuoi confronti, nessuno ha mai pensato di intitolare una piazza, una strada, un vicolo in tuo onore, consiglierei all’attuale sindaco di intitolare Piazza del Popolo di Corigliano Centro a Gabriele MELIGENI, sarebbe un riscatto universale di grande riconoscimento a colui che ha lottato una vita a fianco del POPOLO e contro il sistema clientelare ed affaristico della Democrazia Cristiana; al contrario Piazza Salotto intestata al grande scrittore Vittorio ALFIERI, è stata abusivamente occupata e cancellata dai grandi speculatori edilizi e dai palazzinari, causando arresti a politici e imprenditori. Come se non bastasse, persino il sindaco di San Giorgio Albanese ha pensato bene di far tagliare degli alberi vicino alla tomba di Meligeni dove sta riposando in Pace. Ho incontrato e conosciuto Gabriele Meligeni negli anni 60, Lui studente universitario ed io studentello di scuole secondarie, anni di lotte e di grande battaglie politiche, anni di grande epopea contadina per la lotta contro il latifondo, i proprietari delle terre incolte e abbandonate e per la distribuzione della terra. Sono gli anni delle “grandi occupazioni”, fu in quel periodo che contadini e braccianti diretti da Meligeni decisero che era arrivato il momento di farla finita con i grandi proprietari abusivi cosiddetti “LIVELLARI”. Furono battaglie decisive e terribili: entusiasmanti, bellissime, ma anche dolorose che sfociarono negli scontri con forze dell’ordine, provocando arresti e   tante sofferenze a contadini e braccianti. Oggi, purtroppo assistiamo ad un vera e propria truffa ai danni dello Stato e  della povera gente onesta e sfruttata che ha lavorato una vita con grossi sacrifici per mantenere la propria famiglia. Quanti loschi personaggi affaristi “LIVELLARI”, imprenditori, commercianti, professionisti, politici, proprietari di campeggi e villaggi turistici, avvocati, medici, intere famiglie, in sostanza possiamo affermare che è coinvolta l’intera classe dirigente sia dal punto di vista economico, sociale e politico della nascente “CON-FUSIONE”, accusati per non aver pagato le quote dei terreni da tanti anni al Comune di Corigliano, creando un grosso danno erariale, con interessi di more nelle casse del comune di tutti quei beni tenuti e sfruttati in tutti questi anni illegittimamente. Alcuni di loro, non soddisfatti di aver usurpato la terra a chi la lavora, sono persino diventati amministratori di una FUSIONE inesistente, mi riferisco al Sig. Vincenzo MALAVOLTA, oggi vicesindaco e al consigliere Biagio FRASCA, per una questione “MORALE“ e per INCOMPATIBILITA’, sarebbe opportuno dimettersi, anche e soprattutto per motivi di conflitti di interesse. Oltre ai  “politici” citati, troviamo anche l’intera famiglia VITERITTI, ivi compresa la senatrice Abate del M5S, sono fiducioso del ruolo di indagine da parte della MAGISTRATURA. Complice di questa vergognosa situazione è l’ex sindaco di Corigliano, che nonostante la delibera del gennaio 2017 del consiglio comunale, non ha proceduto al rispetto ed al ripristino della legalità. Ci chiediamo dov’è finita la moralità, tanta auspicata da Nicola MORRA e dai vertici del M5S? Come mai il deputato di Cinquestelle Sapia ha taciuto in questi anni da consigliere comunale? Una gravissima violazione contro i principi fondamentali del concetto di trasparenza cui si rifà il M5S. Fortuna che questi pseudo politici, sprovveduti, improvvisati, ignoranti, incompetenti che non sanno né leggere né scrivere, sono scomparsi dalla scena politica. I cittadini si chiedono: quali provvedimenti sono stati adottati nei confronti dei deputati citati? Come mai l’attuale sindaco non procede alla revoca di tutti i beni, ricchezze, terreni, fabbricati ed immobili di grande prestigio storico e culturale? Sono aspetti inquietanti, oscuri che ogni cittadino dovrebbe ribellarsi. A molti di questi abusivi “proprietari di terreni”, sicuramente sarà capitato di imbattersi nella richiesta di un certificato sullo stato dei propri terreni e certamente in molti casi avrà sorprendentemente appreso di esserne “arbitrario occupatore” o “livellario”. Apparirà strano ma questa scoperta è cosa più comune di quanto si possa immaginare, infatti il problema degli “Usi Civici” a Corigliano è attribuito a soggetti ben identificati, che si sono appropriati di beni immobili e di terreni di proprietà comunale. I personaggi in causa di tale diritto di godimento possiamo suddividerli in due categorie: 1) arbitrari occupatori, 2) legittimari. Gli arbitrari occupatori sono coloro che occupano il bene “sine titulo”, i legittimari, invece, coloro che detengono il terreno e corrispondono al Comune proprietario un canone annuale (livello). Chiedo scusa se mi permetto di dare un consiglio a questi affaristi della politica incappati in questa triste esperienza: i legittimari di terreni possono chiedere l’affrancazione del terreno con il pagamento delle annualità di canone, invece coloro che sono “arbitrari occupatori di terreni”, devono richiedere al Comune che i periti demaniali, per i quali il Comune è inadempiente in quanto non ha mai provveduto a depositare delibera di impegno per il pagamento degli onorari, espletino regolare perizia al fine di verificare che i terreni siano legittimabili e, in caso positivo, richiederne l’affrancazione. L’intestazione catastale “Livellari” riportata sotto i certificati catastali, indica che su questi terreni vi è un diritto, inteso però come canone da pagare, ma non fornisce la prova certa di diritti di proprietà e possessi legittimi, questi ultimi vanno ricercati attraverso la forma scritta, absubstantian (contratti notarili registrati e trascritti) dagli individui che si trovano inseriti in detti certificati catastali. Chiedo al sindaco: ”come mai non conferisce uno specifico mandato all’ufficio urbanistica, al fine di attivare tutte le procedure di un accertamento generale di tutti i fondi comunali concessi a vario titolo a privati affinché si possano aggiornare  e definire i canoni “enfiteutici”, non affrancati. Ho ritenuto opportuno che fosse giunto il momento di denunciare l’immobilismo e la vergogna della politica; era mio obbligo morale da intellettuale per aver servito lo stato da docente universitario un’intera vita nel mondo accademico ed aver formato tanti validi giovani professionisti, impegnati a vario titolo nelle istituzioni.

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