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del prof. Giuseppe Franzè

L’antica via delle “furche” fu per secoli una stretta carreggiata in terra battuta per raccordare la valle dell’eco (o di Lecco), ora S. Antonio – via Margherita, con la fortezza, arrampicandosi tortuosamente a destra del roccione, che si estendeva dal promontorio, su cui fu poi edificato il Convento delle Clarisse, sino alla valle delle furche (ora via Roma).

Il suo tracciato fu in parte quello dell’attuale via dei Cinquecento, che in alto raggiungeva la Porta della Cittadella, la più importante per traffico ed ampiezza. Percorrendo tale strada alla fine del’400, il re Ferdinando d’Aragona poté visitare la fortezza. Solo a fine quattrocento, in occasione della edificazione del ponte Canale, la via delle furche si allungò verso l’alto della vallata, ma il raccordo col Cozzo dì Cirria, poi Acquanova, fu realizzato molto più tardi, quando furono colmate numerose fenditure esistenti nel fosso dei Mizzoteri. La via delle furche fu ampliata, sempre con l’impiego degli ebrei della locale Giudecca, che all’epoca detenevano anche il monopolio dell’artigianato edile, a fine 400, durante i lavori di ampliamento e ristrutturazione della fortezza. Quando il Poverello di Paola venne a Corigliano, poté raggiungere il sito dell’attuale Chiesa di S. Francesco, percorrendo lo stretto sentiero della via dell’Ospizio, che collegava la via delle Furche con l’Ospedaletto dei Monaci Basiliani, sui poi fu edificato il palazzo Marino. Lo sviluppo edilizio lungo questa stradina, che subito dopo assunse la denominazione di via Nova, ebbe un primo impulso a fine Settecento, così come poté annotare l’inglese Henry Swinburne nel suo sofferto soggiorno a Corigliano. Tra il Ponte Canale e l’imbocco della Via dell’Ospizio, nel 1797 si insediarono i primi tessitori tarantini della felpa, che chiusero non avendo potuto risolvere le difficoltà della tintura dei filati. Le botteghe riaprirono nel 1887 con i tessitori coriglianesi Bonafede, Celeste e Quinto protagonisti molto apprezzati all’esposizione di Cosenza. Nel 1859 il sindaco Luigi Carusi riprese la relazione redatta dall’ing. Durante e dall’arch. Batholini, col progetto dell’ing. Banchieri, ed ottenne finalmente il finanziamento per la selciatura del primo tratto inferiore. Nel 1871, dopo la Breccia di Porta Pia, col sindaco Luigi Lettieri, assunse il nome di via Roma. Nel 1879, il sindaco f.f. Luigi Garetti, poté completare il secondo lotto della selciatura con la messa in opera di due file di lastre parallele di pietra, al centro della strada, secondo le indicazione del progetto dell’ìng. G.B. Rezia. Nel 1907, con la ferma determinazione del sindaco Vincenzo Fino, fu finalmente completata la contestata demolizione delle case, che sporgevano su via Roma dal lato del fosso Bianchi. Per risolvere la sopraelevazione della strada e ridurre le forte pendenza nella parte apicale dell’Acquanova. ci vollero oltre 70 anni, sino al 1932.

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