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Il Vangelo di oggi: Mc 10,2-16  In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.

Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

 Contemplo:

Illuminare la terra con la luce dell’amore di Dio Il Signore Dio disse:”Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”……. (Gen 2,18-24)

La creazione è bella e buona davanti agli occhi di Dio, ma essa, per essere completa, ha bisogno dell’apporto dell’uomo, che riveste un ruolo assolutamente particolare rispetto a tutto il creato. Dare il nome, in un certo senso, significa avere potere sulle cose: per questo Dio chiama l’uomo a collaborare al suo piano di salvezza. Anche noi siamo chiamati a continuare questa collaborazione con lui, in quanto l’opera della creazione non è conclusa: nell’amore e nel rispetto della natura e delle risorse che Dio ha messo a disposizione nostra e dei nostri fratelli vi è la possibilità di continuare a illuminare la terra con la luce dell’amore di Dio. Cerchiamo di essere attenti a questo particolare, per usare tutto senza abusare di nulla, nella volontà del Signore.

 Commento al Vangelo del giorno:

Sarebbe troppo facile commentare il brano del Vangelo ribadendo principi che non solo fanno parte della Tradizione della chiesa ma che hanno le loro radici nelle Sacre Scritture, che sono Parola di Dio e non degli uomini. «Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto»: sono parole chiare, che non possiamo mettere in discussione perché “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. Ma tra il principio e la sua compiutezza c’è uno spazio che può essere colmato solo dalla misericordia di Dio, dalla sua presenza e dal suo amore. Ribadire un principio non vuol dire chiudere le porte all’incompiuto, a una “resa” che spesso porta i segni e il dramma della solitudine e del dolore. Quando mi trovo di fronte a un fallimento matrimoniale non giudico ma penso subito ai mie fallimenti, ai miei piccoli o grandi tradimenti. Non serve stracciarsi le vesti ma bisogna andare oltre la superficie per cercare di comprendere e di capire evitando di giustificare o cadere in un “buonismo” che nulla ha a che fare con la bontà ma cercando anche di eludere la dura pietra della condanna. Il nostro vescovo emerito Luciano scriveva nella lettera pastorale 2009-2010: “Non è possibile cogliere la bellezza di un capolavoro con un’occhiata veloce; bisogna fermarsi a contemplarlo nel silenzio, lasciando salire dal cuore lo stupore e la gioia”. Il matrimonio, come ogni altra vocazione, è una magnifica tela che Dio consegna nelle mani dell’uomo e della donna. Un capolavoro che deve essere portato a compimento, curato nei tratti e nelle sfumature, nell’alternarsi delle tonalità dei colori. Purtroppo nella pinacoteca dell’esistenza umana molte di queste tele rimangono incompiute, spesso appena abbozzate. Potevano diventare dei capolavori ma la fretta e la superficialità hanno creato uno spacco nella tela o fatto deporre la tavolozza dei colori. “La fretta e l’abitudine sono sempre cattive consigliere. Esse ti fanno trascorrere i giorni senza percepire il ticchettio delle ore, l’intensità dei colori, la provenienza delle voci, dove tutto viene dato per scontato. La fretta e l’abitudine ti fanno giudicare gli altri senza misericordia e ti inducono a raggiungere degli obiettivi senza andare in profondità”. Ogni amore incompiuto è stato sciupato e corroso dall’impazienza, dallo scemare “della fantasia dell’amore” che rinnova ogni giorno la tenerezza e il calore. La compiutezza, ogni sfumatura di un’opera d’arte, ha bisogno di tempo, di fermarsi, di guardare il volto dell’altro incontrando i suoi occhi, i suoi sorrisi e le sue tristezze, “comunicando non solo parole , ma, soprattutto sentimenti e capacità di cerare nuovi spazi, senza il timore di perdere quanto è stato conquistato a fatica”. “Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto”. Bisogna trovare tempi e spazi affinché l’incompiuto possa essere restaurato, trovi posto in una nuova galleria d’arte dove l’amore imperfetto e sfregiato sia baciato dalla misericordia di Dio. Anche i tre canti del gallo che ricordano a Pietro la fragilità della sua fedeltà sono diventati Parola del Signore; così l’amore coniugale rovinato dalle intemperie trovi in Dio il desiderio di una fedeltà che è venuta meno.

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