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di Francesco Sommario (*)

In questi giorni, sulle reti nazionali, viene lanciato uno spot che pubblicizza cibo per cani. La scena si svolge in un salotto di famiglia: una giovane coppia festeggia il compleanno del loro cane; si vedono ammucchiati molti pacchi regalo.

Il cane è felice (vedi video), la moglie è felice (rimprovera con dolcezza il marito sottolineando che il cane la capisce di più), il marito è felice e fra i regali nota, approvando, anche un pallone e un bamboloccio di pezza con cui il cane potrà sollazzarsi.

(Spot pubblicitario in cui il cane sostituisce la figura del figlio all'interno di una famiglia moderna)

Un brivido freddo mi pervade e una strana sensazione mi coglie. Non capisco perché questo bel quadretto di famiglia felice mi provochi tali sensazioni. Ma dopo pochi attimi tutto mi è chiaro: fra i personaggi dello spot manca qualcuno, volutamente. Manca un figlio! O meglio, il messaggio occulto che colgo è che una famiglia, oggi, può tranquillamente sostituire la figura del figlio con quella del cane.

Questo è uno dei tanti attacchi che i media, in mano alle multinazionali e a forme oligarchiche di potere economico, lanciano contro la famiglia tradizionale. I nuovi sistemi economici sono contro la famiglia, a mio parere, perché “famiglia” non sta ad indicare solo gruppo di persone legate giuridicamente, ma anche un luogo fisico (focolare domestico) dove ci si ritrova, dove ci si sente protetti, dove si procrea, si educa, si progetta, si ride e si piange, si compensa, si solidarizza.

Al potere economico interessa invece una persona solitaria, senza veri legami affettivi, che non si sente vincolata ad un luogo specifico ed è disponibile a spostarsi e adattarsi la dove si esige forza lavoro.

I nostri figli oggi, se non sono ancora emigrati, vanno all’università, ma già con l’idea che non rientreranno più presso il luogo-famiglia di provenienza. Dopo la laurea accetteranno un lavoro precario (master di perfezionamento) e poi verranno sballottati qua è là per i vicoli di questo “mondo nuovo” in cui gli ideali servono a poco, la famiglia tradizionale men che meno, ma serve conoscere le lingue, il computer, il sistema bancario e la burocrazia in genere.

Così passano gli anni verdi e con essi il desiderio e la necessità biologica di farsi una famiglia e avere dei figli.

Le nuove coppie che si sposano hanno, statisticamente, un’età superiore ai trent’anni. Aspirano ad avere al massimo un solo figlio. Più di un figlio chi lo gestisce? Non c’è tempo, non ci sono soldi abbastanza. E poi si ha bisogno della macchina, dello smartphone, della pizza al sabato sera, della TV, di pagare le tasse, … del cane. Come non capirli.

Del resto è meglio possedere un cane piuttosto che un figlio, così, se un giorno fosse d’impiccio, lo si può sempre abbandonare sul ciglio di un’autostrada.

Oggi vige la cultura, imposta, del “Grande Fratello”, dell’”Isola dei famosi”, di “Uomini e Donne”, del mito di “Cristiano Ronaldo”.

La “Sacra Famiglia” non trova più spazio: quella Sacra Famiglia, Maria-Giuseppe-Gesù, che affronta unita le vicissitudini del mondo e che ancora oggi fa sentire a tutti noi il calore del suo focolare.


Vado a vivere da solo

Le statistiche ci indicano che è in atto un aumento delle famiglie single (da 20,5 a 31,6% in pochi anni) e una riduzione di quelle di cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%), a causa dell’invecchiamento della popolazione, di separazioni, divorzi e per le varie profonde trasformazioni demografiche e sociali. Inoltre, continua il calo delle nascite, con 2.342 bebè in meno nel 2017 rispetto al 2016 (dati Istat).

Nel giro di vent’anni, spiega l’Istituto di statistica, il numero medio di componenti in famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016). 

Anche il Sud, dove c’è il più alto numero di componenti per famiglia, mostra una graduale riduzione della dimensione familiare: da un numero medio di componenti pari a 3,1 (media 1995-1996) a un numero medio pari a 2,6 (media 2015-2016).

Dal confronto territoriale sulla dimensione familiare (media 2015-2016) emerge che la ripartizione geografica con la quota più elevata di famiglie unipersonali è il Centro (34,4 per cento); il Sud, invece, registra la percentuale più bassa (28,25). All’opposto, per le famiglie con cinque o più componenti, è il Sud a mostrare la quota più alta (7,5%), mentre il Nord-Ovest evidenzia quella più bassa (4,25%).

(* Fonte: periodico "Mondiversi", anno XVI - n. 1 - Gennaio Febbraio 2018, www.mondiversi.it)

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