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di Isabella Romanelli (*)

Ho fatto un sogno: ero nella mia casa alla “PURTELLA” (dove ormai non abita nessuno) e mi accorgo che il portone era spalancato. Per la paura che si fosse intrufolato qualcuno, penso di chiamare Ciccillo di Puntino per perlustrare la casa.

Guardo fuori e la saracinesca era chiusa ( già, non c'è più). Chiamo un ragazzo che non conoscevo per farmi aiutare, ma lui mi dice di aspettare, appoggia ad un muro i cartoni che aveva in mano e scompare. Mi guardo smarrita intorno, non c'era nessuno. Vedo finalmente scendere dalla Purtella mia zia (che non c'è più), insieme ad altre 2 persone sconosciute. Era trascurata e sciatta (lei era sempre in ordine). Corsi verso di lei e l'abbracciai in lacrime, pensando: finalmente una persona viva; ma anche lei era come se non appartenesse più alla mia realtà. Mi sono svegliata di soprassalto.

Quello che mi è rimasto del sogno è la desolazione di un rione morto, ma che non tanti anni fa era vivo, solidale, allegro e mi dava la sicurezza di essere circondata da gente che mi amava.

(* fonte Facebook)

Da un racconto di Pietro Guidi

La Portella è uno dei luoghi più antichi della nostra città e il suo nome deriva dal fatto che era un’apertura (secondaria) delle mura di cinta di Corigliano. Comprende: la parte finale di Via Garopoli e l’inizio di Via Carso (il percorso è visto nel verso da Piazza del Popolo alla Via Carso).

Da Piazza del Popolo, salendo lungo Via Garopoli, si arriva alla Portella. Qui troviamo il Palazzo dei Baroni De Rosis Morgia. Alla destra una lunga “Scalilla” che termina con un incrocio, a sinistra Via Ognissanti e a destra il Municipio.

…Lo spazio antistante il maestoso palazzo dei baroni De Rosis, uno dei più belli e panoramici di Corigliano, veniva utilizzato da noi ragazzi come campo da calcio e per altri giochi, come  “a mazz’e u trugghji”, “a staccia”, “u carruocciuli”, “a scintilli”…  insomma per tanti giochi semplici di una volta. Erano tempi, quelli degli anni ’50, che bastava un piccolo pezzo di legno, una palla di stoffa e alcuni compagni (amici) per essere contenti e, soprattutto, felici. 

… C’è tanto da raccontare e da apprendere. Tra le prime cose da sottolineare è la gentilezza, nobiltà d’animo e le qualità degli abitanti di tutto il vicinato. Ci sentivamo tutti una famiglia, dai valori alti e profondamente umani, valori che ritengo da conservare e trasmettere agli altri. Non posso dimenticare la frequenza assidua della mia persona presso la dimora della famiglia Marrazzo. Ero considerato uno di loro, non solo perché molto amico di Tonino, ma perché l’amicizia che ci legava era più di una fratellanza vera e sincera...

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