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(pubblicato, in estratto, sul quotidiano “il Giornale” del  2.11.2021)

L’INSURREZIONE PARTIGIANA DI MILANO NON C’È MAI STATA. Nè il 25 Aprile del 1945, nè il 26, e nemmeno il 27, o il 28, o il 29. Semplicemente  NON FU.

I più importanti nuclei tedeschi erano già in ritirata e i residui delle forze fasciste avevano, saggiamente, ritenuto opportuno, per non finire in mani partigiane, di asserragliarsi in alcune caserme. Il Maresciallo Rodolfo Graziani, ministro della Difesa e comandante delle Divisioni della RSI, come pure Valerio Borghese, noto comandante della X MAS, onde evitare le note e feroci rappresaglie partigiane, si consegnarono, con i crismi di una “Resa Militare” alle Forze Armate Americane. I partigiani, scesi dalla montagna, non ebbero occasione di “coprirsi di gloria” a Milano. E allora ? Allora ci pensò lo staff dell’agenzia fotografica PUBLIFOTO a rimediare. La PUBLIFOTO era stata fondata nel 1937, da VINCENZO CARRESE, Mario Farabola e FEDELE TOSCANI padre dell’attuale fotografo OLIVIERO. I fotografi, con CARRESE in testa, si sguinzagliarono per il centro di Milano, distribuendo a pacifici passanti armi e …istruzioni per “mimare” azioni  di una INSURREZIONE IMMAGINARIA. E l’inesperienza dei “registi e dei “figuranti”creò le esilaranti immagini di civili armati ed appollaiati. in atteggiamento marziale, contro un nemico… inesistente. Il colmo ? In quelle foto, accanto a quei  gruppi di “combattenti”, che mirano senza proteggersi, a poca distanza, c’è gente che fuma e conversa tranquillamente. I fotografi non si preoccuparono, nemmeno dopo, di restringere il campo di quelle foto che furono vendute e pubblicate da “l’Avanti” e “L’Unità”.

E Vincenzo CARRESE, sui tetti, dietro un comignolo punta il fucile contro …il fotografo, mentre un “compagno”, mira nella direzione opposta a cui CARRESE  volta le spalle, un’altro addirittura, in tutt’altra direzione, e tutti senza copertura.  Cioè nemmeno loro sanno da che parte si trova il, nemico.

E non vi dico le altre. In questa sottostante, “coraggiosi combattenti” appollaiati dietro un cannoncino, muniti di elmetto ma non di munizioni, mirano contro un nemico, così fesso, che non si accorge che sono un bersaglio facilissimo loro e tutte quelle persone  che sostano e conversano nei paraggi per nulla intimorite del pericolo che …incombe

E guardate quest’altra, in cui i figuranti partigiani armati non cercano nemmeno di proteggersi dietro un fusto o un bidone della spazzatura. No, offrono il petto e la testa “di rapa” al fuoco nemico. E dire che non mancavano i fusti di cui, invece si serve un bambino per sedersi, mentre si gode, gratis, lo spettacolo, insieme con altri spettatori vecchi, donne e bambini.

Ce n’è una però, di quelle foto, precisamente quella esposta in testata, diventata famosa, di cui la Resistenza tuttora si gloria con orgoglio per esaltare la partecipazione delle studentesse di Brera alla “Rivolta”, omettendo di narrarne i tragici risvolti.  Ma quella foto ha subito molti tagli, rispetto all’originale che vi sottoponiamo, con didascalia del Corriere della sera che rivela che l’uomo, a destra, con l’impermeabile,  e con una pistola sostenuta da una tracolla di cuoio, ha preteso di essere cancellato  dai negativi perchè l’arma gliel’aveva consegnata il fotografo, ma lui non aveva nulla da spartire con quella “sceneggiata”. E fu accontentato con un maldestro tentativo di cui si notano le abrasioni sul viso di quel galantuomo, che si trovava lì soltanto  per una innocente  passeggiata.

Nella foto figurano tre ragazze, armate di fucile. La prima a sinistra, già dal modo  anomalo con cui imbraccia il fucile, rivela di non aver alcuna dimestichezza con  le armi. Osservandola attentamente si nota che il mirino del suo fucile, all’estremità della canna è girato in posizione orizzontale, rivelando l’inesperienza della ragazza.  La ragazza a centro foto, quell’arma l’impugna afferrandola per la canna, come se  fosse un innocuo manico di scopa. Le due ragazze, a destra, sono sorelle, polacche.  La stampa a servizio dell’Epopea Partigiana, nelle esaltanti didascalie esplicative, spaccia quelle due ragazze come volontarie venute dalla Polonia contribuire alla  Libertà del nostro paese. E dire che ce n’era tanto più bisogno, in Polonia, di lottare  per la Libertà. Le poverette, non solo non avevano mai, prima di allora, maneggiato un’arma, ma non avevano alcuna voglia di finta insurrezione. Avevano solo accettato, per cortesia, l’invito a “posare” con le armi che quel fotografo, irresponsabilmente, andava distribuendo, senza nemmeno accertarsi che fossero scariche. Finì che ANIUSKA, la ragazza al centro nella foto, restò fulminata da un colpo sparato, inavvertitamente, dalla sorella che, ne siamo certi, non sapeva nemmeno che, premendo il grilletto, un fucile spara un colpo. Quelle sorelle furono le due sole protagoniste di quella finta insurrezione, una  nel ruolo di vittima innocente  e l’altra nel ruolo di innocente “carnefice”. L’ignobile epilogo di quella tragedia è rigorosamente taciuto dai custodi della “Storia della  Liberazione”. Ed è già tanto se l’ANPI utilizza la foto di quella squallida messinscena,  senza attribuire la responsabilità di quella tragica morte a carnefici nazifascisti.  Tanto tutto fa brodo. Questa triste storia non ve l’ha mai raccontata la stampa del “politically correct”. Fa troppo male a…sinistra. Il fotografo “assassino” si chiamava TINO PETRELLI  e quella foto contribuì ad impinguare il suo cachet nella vendita  delle foto. Sulle modalità e sulle cause di quella tragica morte, non fu mai spesa nemmeno una parola. Resta solo l’mmagine edificante di tre  belle ragazze che “combatterono” (si fa per dire) … per la Libertà. TUTTO CIÒ CHE RACCONTO È RISCONTRABILE CLICCANDO IN INTERNET : “INSURREZIONE PARTIGIANA DI MILANO”, oppure : “MILANO IN GUERRA IL  FINTO SCOOP DI PUBLIFOTO”, oppure “ANIUSKA A BRERA” oppure…fate Voi…

 Ernesto Scura

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