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Di quanto fossero diventati vieppiù gravosi gli, esami di maturità, in Italia, a partire dal 1952, abbiamo già detto. Per gli allievi del Liceo Scientifico Parificato di Corigliano Calabro, le difficoltà furono maggiormente aggravate dalla inefficienza di alcuni docenti, per via della loro incapacità  ad organizzare una lezione con l’implicito obbligo delle spiegazioni e del conseguente dialogo allievi-docenti.

E mi riferisco particolarmente all’Italiano, alla Storia e alla Filosofia, materie nelle quali fummo degli “autodidatti”, con tutte le difficoltà che comporta il doversi arrangiare da soli. Sentite la beffa più vergognosa a cui fummo sottoposti, per l’Italiano. Vittorio Alfieri, normalmente, rientrava nel programma del penultimo anno di Liceo. Ma, il nostro docente, non ne accennò nemmeno. All’inizio dell’ultimo anno, se ne uscì con la sentenziosa battuta: “per la prossima volta studiate tutto Alfieri”. Qualcuno osò chiedere: Professore, tutto Alfieri? La risposta, raggelante, fu: sì, tutto Alfieri .È immaginabile che nessuno di noi sfogliò una sola pagina di Alfieri, per i tempi ristretti, aggravati dalla consueta mancanza di spiegazione. Comunque, non seguirono interrogazioni, nè temi da svolgere .Il primo giorno d’esame che, come si sa, comincia col tema d’italiano, restammo di ghiaccio quando il commissario incaricato dettò il testo del tema d’italiano, che era una frase di Massimo D’Azeglio :“UNO DEI PIÙ ALTI MERITI DI VITTORIO ALFIERI, STA NELL’AVER TROVATA METASTASIANA L’ITALIA E NELL’AVERLA LASCIATA ALFIERIANA.” Io, come tutti gli altri, nulla sapevo di Alfieri. Tutti optarono per l’altro tema, che era storico, e non vi dico con quanta cognizione di una materia, mai spiegata e mai dialogata. Per colmo del ridicolo, solo io affrontai il tema su Alfieri, non che ne sapessi più degli altri, ma si dà il caso che, la mattina, prima di lasciar casa, cercai qualcosa da portarmi e da copiare e, come per una premonizione del cielo, trovai tra le pagine di una vecchia  antologia, un mezzo foglietto protocollo scritto con una calligrafia ben leggibile che denotava una perfetta conoscenza, proprio di Alfieri, scritto da un qualche vecchio docente per qualche allievo in sede di “lezioni private”. Da quella mezza facciata di foglio protocollo, ricavai lo svolgimento di un tema, ricorrendo a doviziose estensioni di concetti e critiche che, peraltro, erano doverosamente pertinenti, anche se un po’ scarni. Credo di ricordare che rimediai un 5 e 1/2 che ,in quel frangente, fu un ottimo risultato, specialmente considerando di essere stato il  solo ad aver affrontato quell’argomento. Quelli che scelsero il tema storico dovettero fare ricorso alle nozioni  apprese in terza media, ben povere per affrontare un tema a carattere critico sulle condizioni dell’Europa, con particolare riferimento all’Italia, dal 1870 al 1915. E ne derivò una quasi carneficina, visto lo scarso senso critico, in  materia di storia, per una classe che la storia, come la filosofia, negli  ultimi tre anni di liceo, non l’aveva mai studiata, limitandosi, durante le interrogazioni, a leggere appunti o le pagine dei libri che, con una,  vistosamente maldestra operazione, si cercava di tenere nascosti,  declamandone il contenuto con  enfatica prosopopea, peraltro sotto  lo sguardo compiaciuto dell’ineffabile docente. L’unico, a cui non era consentito partecipare al rito declamatorio, ero io, e quando ci provai, la prima ed unica volta, fui oggetto di aspri, solenni e minacciosi  rimproveri. E dire che, in terza Liceo, mi ero premurato ad acquistare un libro  di storia usato, con le pagine già staccate, da un allievo del corso   precedente, che l’aveva collaudato, nelle interrogazioni, con risultati più che lusinghieri, a giudicare dalla facile promozione ottenuta. Ma non funzionò. Direte: non sapevi leggere ? Tutt’altro ,ero bravissimo (a leggere), ma non appartenevo alla casta. Come andò a finire ? In quinta Liceo tutti furono ammessi con voti in, Storia e Filosofia, che  andavano al disopra del sei, infatti abbondavano i 7, gli 8, e qualche 9. Io fui ammesso con...2 in Filosofia e ...3 in Storia. Corsi il rischio di non essere ammesso a sostenere gli esami di  maturità, poichè quel 2 e quel 3 mi abbassavano talmente la media   da non farmi raggiungere la media del sei che era indispensabile  per essere ammesso a sostenere gli esami di maturità.  E, per fortuna, l’ingegnere Liguori, docente di Matematica, Fisica e Disegno, invece di presentarmi con il 7 che avevo meritato, nelle  sue tre materie, alzò quei 7 ad 8. La stessa cosa fece l’insegnante di Scienze, Ada Graziani, che mi  presentò con 8. L’insegnante di Educazione Fisica non fece alcuno sforzo, poiché già mi aveva presentato con 8. Non ci crederete. Agli orali di Storia e Filosofia venne fuori che tutti eravamo molto al disotto della sufficienza, specialmente quelli che  erano stati presentati con 7 e 8 e 9. Tutti miseramente ...arenati. L’unico che non sfigurò fui proprio io che, come tutti gli altri, ero  completamente crudo in quelle materie ma, almeno, non vantavo   voti vistosamente bugiardi. Anzi, all’interrogazione, fui trattato con una certa benevolenza. L’esaminatore di Storia e Filosofia ci rimandò tutti ad Ottobre, senza contare quelli che furono bocciati direttamente a giugno e, avendo capito che le nostre carenze erano dovute al docente, ad Ottobre, a tutti coloro che raggiungevano o superavano  la  sufficienza in tutte le altre materie, non negò la sua sufficienza, necessaria a farci...maturare. Ma la vera mia soddisfazione fu un OTTO, In Educazione Fisica, che è legato ad uno dei più bei ricordi della mia vita. L’esaminatore,che aveva conseguito, a suo tempo, la laurea al famoso ISEF della Farnesina, a Roma, apparteneva alla vecchia  guardia, che univa l’eccellente preparazione atletica ad un più  che invidiabile livello culturale. Mi fece esibire in molte delle discipline, ma dove di più indugiò, fu negli esercizi sulla cavallina e, inoltre, fu molto prodigo di elogi e  mi gratificò di una “paternale”: Senti, tu sei molto dotato, atleticamente, ma occorre che ti dica  che, di solito,noi (e si vedeva che era un atleta), patiti dello sport, siamo quelli condannati a dover quotidianamente, col passare  degli anni, verificare le nostre possibilità atletiche e, quindi, siamo costretti a dover ammettere, lentamente, il degrado delle nostre  prestazioni, dovuto all’inesorabilità del tempo. Chi non ha mai fatto sport, invecchia senza soffrire più di tanto, non avendo da fare confronti. Tu poco fa mi hai fatto vedere come sai fare quella che, in gergo,  chiamiamo “bandiera”, sostenendo il corpo, sospeso in posizione  orizzontale, facendo leva, con la sola forza delle braccia, afferrando le maniglie della cavallina. Il giorno che non sarai più in grado di farlo, capirai cosa sto dicendo. E quando venne quel giorno, mi ricordai di lui, e della sua saggezza. Fu il conforto di quelle parole che mi aiutò a superare il trauma di quel momento, essendo già preparato a subire il contraccolpo, bilanciato  da quel provvidenziale ricordo.

 Ernesto Scura

 

 

 

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