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Non fatevi ingannare dalle persone che provano ad allontanarvi dal passato, con le sue luci e con le sue ombre, e concedetevi invece la piacevole pausa per visitarlo.

Senza rimpianti inutili, senza intrappolarvi nella constatazione banale della legge naturale del tempo che passa, senza spostare lo sguardo sempre e solo indietro. Coltivate, invece, il ricordo con naturalezza, senza sprecarlo, con e per il piacere di farlo. C’è qualcosa di magico nel ricordo, sicuramente. Nel senso proprio di un incantesimo che, se riusciamo ad assaporare, porta serenità, gioia, e una dolcissima malinconia. Nel tempo del presente per tutto e con tutti, coltivare i ricordi non è certo facile. Si rischia perfino di sentirsi esclusi ed emarginati dall’onda lunga della fretta, del tempo che bisogna afferrare al volo, senza profondità, non curandosi del passato e non avendo così slancio verso il futuro. Chi questi ricordi li sta coltivando da tempo ed anche in maniera propositiva, offrendoli come dono a tutti noi è Giovanni Scorzafave (professore di matematica ed informatica da qualche anno in pensione) che ci propone il quarto volume de “Le Botteghe di una volta” di Corigliano Calabro edito dalla Libreria Il Fondaco. Dal 2016 Scorzafave ci propone ogni anno tutta una serie di racconti legati alle storie di vita della ormai ex città di Corigliano Calabro, e come sottolinea mirabilmente il prof. Franco Caravetta nella prefazione al volume, in vendita in questi giorni, “è un atto di amore dell’autore per la sua città, per i vecchi mestieri e, soprattutto, un atto di amore per le persone”. Riteniamo che in queste parole del prof. Caravetta ci sia l’essenza del lavoro di Giovanni Scorzafave. E tutto ciò è confermato dallo stesso autore che nella presentazione al libro scrive: “Riprendo la mia penna per intingerla nel calamaio del tempo e lasciare che la memoria, le parole, le immagini, i suoni ed i ricordi restino sulla carta, come testamento, come preziose impronte di chi con tanta umiltà, religiosità, sudore e spirito di iniziativa, ha reso grande questo borgo. Tutto questo a definire e delineare la nostra storia, ciò che siamo e ciò che siamo stati, perché ciò che saremo domani è quello che consegneremo ai nostri figli insieme al profumo penetrante delle zagare, al canto del mare, al volo silente dei gabbiani, alle preghiere alla Vergine per le anime dei nostri cari, perché questo è il nostro paese: un cuore che non si ferma mai!” E’ tutto qui il cuore e l’essenza dei racconti, in totale sono 30, che l’autore ci regala attraverso uno scorrere leggero, ma nello stesso tempo intenso e ricco di particolari, di racconti che fotografano esattamente gli aspetti etici, sociali, culturali, politici ed economici del tempo. Così come avvenuto per i tre precedenti volumi, val proprio la pena di leggere questo quarto volume de “Le botteghe di una volta” per fare una sorta di importante e salutare full immersion nella Corigliano di un tempo che, purtroppo, non c’è più.   Tutti siamo impregnati di una memoria che avvolge le nostre esistenze. Mi direte: ma ci sono i ricordi tristi, e perfino tristissimi. Che facciamo? Li cancelliamo? Sarebbe bello, ma non sarebbe la vita. Piuttosto proviamo ad ammorbidirli nel torrente del tempo che scorre, e in questo caso cura le ferite del dolore, e teniamo accesa la memoria, per esempio di persone care che ci hanno lasciato, attraverso un ricordo attivo. Come se loro fossero ancora tra noi, come se ci potessimo parlare e avessimo la possibilità di confrontarci con loro: secondo la legge dell’incantesimo del ricordo, appunto.

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